Nuovi colori

Sei proprietario di una squadra di calcio con un nome importantissimo e con un potenziale commerciale praticamente infinito e poco sfruttato. Uno dei mezzi che  hai per cercare di promuovere il tuo marchio è quello di crearti una nuova immagine per vendere meglio il tuo brand.

E come fai? Semplice, cambi il logo.

E ci metti dentro il nome che vuoi vendere.

Ora, capisco benissimo l’esigenza del presidente Pallotta di vendere il nome Roma, e che il vecchio logo con la scritta ASR rende poco identificabile il tuo nome, ma l’impressione è che la soluzione trovata sia stata abbastanza al ribasso. Il carattere scelto, per quanto “ideologicamente” sensato (il Trajan è ripreso dalle incisioni del Foro Romano), non ha una resa grafica piacevole e la scelta di vettorializzare la lupa capitolina è abbastanza infelice. Il risultato finale è deludente, con la prima impressione di trovarsi davanti al logo di una maglietta taroccata.

Due considerazioni: la prima è che forse ci voleva un po’ di coraggio in più e si poteva tentare di percorrere una strada analoga a quella del Lupetto di Gratton, che tuttora rimane fresco, attuale e potente (e ha la scritta in Helvetica, che non fa mai male), ma evidentemente si è scelto di privilegiare l’aspetto della “storia” e della “legacy” della città. Scelta rispettabile e anche condivisibile, sia chiaro, ma, purtroppo, risolta in modo debole.

La seconda è che tutte queste polemiche hanno la possibilità di essere spazzate via in un attimo. Basta che domenica pomeriggio la squadra faccia il proprio dovere e ci faccia portare a casa questo benedetto portaombrelli, con stella d’argento inclusa.

Sempre e comunque Forza Roma!

P.S.: visto che le maglie dell’anno prossimo saranno “autoprodotte” in attesa di iniziare il contratto decennale con la Nike, spero che chi le disegnerà faccia un lavoro migliore di questo.

(Andate anche a leggere le considerazioni di Bloggokin sull’argomento)

(Sì, ho riscritto sul blog. Succede.)

Una Poltrona per Due o dello scoprirsi conservatori

In questo momento storico è importante ricordare le nostre tradizioni, da dove veniamo e cosa ci ha reso quello che siamo. L’attacco della globalizzazione è troppo forte e, spesso, le nostre sane e vecchie abitudini vengono sostituite da novità venute da fuori e che nulla hanno a che fare con noi, oltretutto senza alcuna speranza di reciprocità.

È ora di dire basta a queste novità e di restaurare le sane vecchie abitudini del Natale italiano. È ora di respingere con ogni mezzo questa invasione che finirà per sradicare tutta la nostra civiltà.

È per questo motivo che mi oppongo all’infame tradimento che è stato perpetrato in questi giorni. Una Poltrona per Due non può essere programmato da Italia 1 il 23 Dicembre. È necessario che le istituzioni intervengano e ristabiliscano l’ordine costituito, riprogrammando il film nella sua data più consona, cioè la prima serata del 24 Dicembre. Solo così il Natale degli italiani potrà dirsi completo, felice, tradizionale.

Non è razzismo

“Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c’erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così”.

Allora la domanda è: se non è razzismo, che cosa è? Vorrei una spiegazione chiara, precisa e puntuale, please.

Il vero problema è che ormai, certe cose ci sono entrate sottopelle, non sono nemmeno frutto di un atto consapevole, e sono ritenute “normali” quando in realtà sono aberranti.

Aggiungiamoci pure la storiaccia di Firenze e rispondete a una domanda: possiamo ancora considerarci (se mai lo siamo stati) un paese non razzista?

(fonte)

Urbanized: il nuovo film di Gary Hustwit

Gary Hustwit, regista di Helvetica e Objectified (di cui avevo parlato a suo tempo), ha completato un nuovo film. Dopo il graphic design e il design industriale, stavolta si allarga ancora lo spetto e si parla di design urbano. Al momento lo sta proiettando in varie città del mondo e ha messo lo streaming a disposizione. Qui sopra trovate il trailer. Se potete, andate a vederlo al cinema, altrimenti potete registrarvi e guardarlo da qui (volevo mettere l’embed direttamente, ma mi sa che WordPress ha qualche problema con il codice che mi hanno dato o, più probabilmente, ce l’ho io) o sul mio tumblr . Vi avverto subito: lo streaming è a pagamento, così lo sapete.

Parliamo de “L’attimo fuggente”

You are most welcome! Glad the film means something to you all these years later.

Questo mi scriveva qualche giorno fa Josh Charles su twitter, dopo che gli avevo mandato un messaggio per ringraziarlo della continua ispirazione che L’attimo fuggente continua a esercitare su di me. Ho rivisto casualmente il finale la scorsa settimana (dalla fine della recita di Neil Perry in poi) e ogni volta continuo a emozionarmi e commuovermi come quando avevo 16 anni (e non li ho più da parecchio).

In tutti questi anni di venerazione per questo film ho sempre avuto un grande dubbio. Mi è capitato di vederlo una volta in TV negli Stati Uniti, negli anni ’90 e la versione che vidi era una versione leggermente diversa da quella che avevo visto mille altre volte prima e dopo, e che possiedo in DVD. Infatti c’erano due o tre scene aggiunte, non decisive, ma abbastanza chiarificatrici: per capirci, si vede all’inizio il momento delle assegnazioni delle attività extracurriculari (quando Neil viene nominato vicedirettore del giornale) e un’altra scena interessante, in cui si vede cosa succede durante la cena di Knox in cui conosce la ragazza bionda (e in cui dovrebbe fare il suo cameo Lara Flynn Boyle, che non soi vede nel resto del film, se non mi ricordo male).

Qualcuno mi sa dare notizie su questa “strana” versione?

Elegia per cappuccino e cornetto

Qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare qual è la scelta che, da oggi, ha portato alla chiusura del bar di Castroni a Via Ottaviano.

Perché io proprio non riesco a capirla.

Teaser