Archivio Mensile: novembre 2009

Glee: da non perdere

Poi con calma parleremo di come procedono le varie serie tv che seguo, ma intanto fatevi un favore.

Guardate Imagine dall’ultima puntata di Glee. Non ve ne pentirete.

Un nuovo tipo di droga

Grafica a pixel: ce l’ho.

Musica stile 16 bit: ce l’ho.

Semplicità del gioco: ce l’ho.

Giocabilità: ce l’ho.

Potenzialità di incastro: ce l’ho (a pacchi).

Canabalt.

(Andrea Gadaldi, ti odio!)

Sempre a proposito di Coccaglio

La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.

Alessandro Portelli, sul manifesto e sul suo blog.

Giuro che la cosa non è voluta

(risultato di questo test per la trasmissione di Objectified sulla PBS. Per la cronaca al test equivalente per la trasmissione di Helvetica ero risultato essere l’Helvetica)

Meno è meglio: Helvetica e Objectified

Quante cose toccate ogni mattina da quando vi alzate? E quante cose leggete? E, soprattutto, a quante di queste dedicate la vostra attenzione?

Con ogni probabilità la risposta all’ultima domanda è “molto poche”. Ed è proprio questo ciò che va a indagare Gary Hustwit nei suoi due documentari, Helvetica e Objectified. Ci sono un sacco di cose che tocchiamo ogni giorno, ed è difficle pensare che ognuna di qeste cose è stata pensata, disegnata e progettata da qualcuno. E, allo stesso modo, ogni volta che leggiamo un testo, non ci fermiamo quasi mai a pensare che il carattere in cui è scritto è stato pensato, disegnato e realizzato da qualcuno.

Ecco, dopo la visione di questi due film sarà molto più difficile che questo avvenga.

L’occhio di Hustwit si fissa su particolari spesso minimali, ma che rendono le riprese assolutamente affascinanti (le due sequenze iniziali in cui vengono composti i titoli dei film sono esemplari da questo punto di vista). I protagonisti dei film sono designer, grafici o art director spesso di fama mondiale (si va da Massimo Vignelli a Jonathan Ive passando per “leggende” come Dieter Rams e un’infinità di altri), che parlano in un caso del loro amore (o del loro odio) per quello che è probabilmente il font più conosciuto e diffuso al mondo, nell’altro di quale sia il loro approccio al design industriale.

Ora, credeteci o no, ma dopo aver visto questi film (Helvetica in particolare) ho cambiato modo di guardare quello che mi circonda. O meglio, ho cominciato a fare caso a cose a cui prima non davo peso. E questa non è una cosa che capita così spesso. Ho iniziato a guardare con (ancora) più attenzione alla grafica e al design degli oggetti e a rendermi ancora più conto, del tipo di ragionamento (o della sua assenza) che sta dietro come è fatto un prodotto.

E mi sono innamorato dell’Helvetica. In parte, la nuova grafica del blog è dovuta propio a questo.

In sostanza: se avete la possibilità vedete qesti due film. Non ne uscirete con gli stessi occhi.

 

- il sito di Helvetica

- il sito di Objectified

E per pasqua, tutti nei ghetti…

…per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità…

…Da noi non c’è criminalità – tiene a precisare Claretti – vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia…

…Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa…

Parole e musica (appropriatamente, visto che l’hanno chiamata “Operazione White Christmas”) della giunta leghista di Coccaglio.

Davvero c’è bisogno di qualche altro commento? Davvero?

(fonte: Repubblica.it)

Ridendo e scherzando sono passati 6 anni

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Che uno quasi non se ne accorge.

Sei anni fa, più o meno a quest’ora, pubblicavo il primo post su questo blog – che all’epoca era ospitato su Splinder e che se volete potete rileggere qui.

Vabbé, era giusto per farmi gli auguri.

E con l’estetica ci siamo

Se questo che vedete è davvero l’Apple Slate (il fantomatico tablet di cui si parla da anni), una cosa si può dire di sicuro. Dal punto di vista estetico siamo a posto. Se invece è una finta, è fatta dannatamente bene, e vorrei anche capire come hanno fatto a piazzarlo sul tavolo del CEO di Nvidia.

Aspettiamo e vediamo.

(la foto è di Gizmodo)

Un puntino su una mappa…

Mettiamola così: trovo che, nella maggioranza dei casi, l’impegno politico “alla Facebook” sia del tutto inutile. Le eccezioni sono ovviamente rappresentate da quelli che fanno politica (o si impegnano “nel sociale” – che brutta espressione, ma tant’è) su Facebook come riflesso della politica che fanno nella vita reale. Ma sono una minoranza, sicuro come il pane.

Di solito ci si limita a iscriversi al gruppo che ci piace e ci si sente soddisfatti e in pace. È il motivo per cui personalmente, non sono iscritto a (quasi) nessun gruppo del genere su Facebook. Ed è il motivo per cui mi permetto di segnalarvi questo sito, in cui potete iscrivervi, lasciare il vostro messaggio, e cominciare a fare qualcosa sul serio e dal vivo.

Sempre che vi vada, ovviamente.

This is history

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…e noi ancora appresso a Berlusconi.