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Una Poltrona per Due o dello scoprirsi conservatori

In questo momento storico è importante ricordare le nostre tradizioni, da dove veniamo e cosa ci ha reso quello che siamo. L’attacco della globalizzazione è troppo forte e, spesso, le nostre sane e vecchie abitudini vengono sostituite da novità venute da fuori e che nulla hanno a che fare con noi, oltretutto senza alcuna speranza di reciprocità.

È ora di dire basta a queste novità e di restaurare le sane vecchie abitudini del Natale italiano. È ora di respingere con ogni mezzo questa invasione che finirà per sradicare tutta la nostra civiltà.

È per questo motivo che mi oppongo all’infame tradimento che è stato perpetrato in questi giorni. Una Poltrona per Due non può essere programmato da Italia 1 il 23 Dicembre. È necessario che le istituzioni intervengano e ristabiliscano l’ordine costituito, riprogrammando il film nella sua data più consona, cioè la prima serata del 24 Dicembre. Solo così il Natale degli italiani potrà dirsi completo, felice, tradizionale.

Non è razzismo

“Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c’erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così”.

Allora la domanda è: se non è razzismo, che cosa è? Vorrei una spiegazione chiara, precisa e puntuale, please.

Il vero problema è che ormai, certe cose ci sono entrate sottopelle, non sono nemmeno frutto di un atto consapevole, e sono ritenute “normali” quando in realtà sono aberranti.

Aggiungiamoci pure la storiaccia di Firenze e rispondete a una domanda: possiamo ancora considerarci (se mai lo siamo stati) un paese non razzista?

(fonte)

Urbanized: il nuovo film di Gary Hustwit

Gary Hustwit, regista di Helvetica e Objectified (di cui avevo parlato a suo tempo), ha completato un nuovo film. Dopo il graphic design e il design industriale, stavolta si allarga ancora lo spetto e si parla di design urbano. Al momento lo sta proiettando in varie città del mondo e ha messo lo streaming a disposizione. Qui sopra trovate il trailer. Se potete, andate a vederlo al cinema, altrimenti potete registrarvi e guardarlo da qui (volevo mettere l’embed direttamente, ma mi sa che WordPress ha qualche problema con il codice che mi hanno dato o, più probabilmente, ce l’ho io) o sul mio tumblr . Vi avverto subito: lo streaming è a pagamento, così lo sapete.

Parliamo de “L’attimo fuggente”

You are most welcome! Glad the film means something to you all these years later.

Questo mi scriveva qualche giorno fa Josh Charles su twitter, dopo che gli avevo mandato un messaggio per ringraziarlo della continua ispirazione che L’attimo fuggente continua a esercitare su di me. Ho rivisto casualmente il finale la scorsa settimana (dalla fine della recita di Neil Perry in poi) e ogni volta continuo a emozionarmi e commuovermi come quando avevo 16 anni (e non li ho più da parecchio).

In tutti questi anni di venerazione per questo film ho sempre avuto un grande dubbio. Mi è capitato di vederlo una volta in TV negli Stati Uniti, negli anni ’90 e la versione che vidi era una versione leggermente diversa da quella che avevo visto mille altre volte prima e dopo, e che possiedo in DVD. Infatti c’erano due o tre scene aggiunte, non decisive, ma abbastanza chiarificatrici: per capirci, si vede all’inizio il momento delle assegnazioni delle attività extracurriculari (quando Neil viene nominato vicedirettore del giornale) e un’altra scena interessante, in cui si vede cosa succede durante la cena di Knox in cui conosce la ragazza bionda (e in cui dovrebbe fare il suo cameo Lara Flynn Boyle, che non soi vede nel resto del film, se non mi ricordo male).

Qualcuno mi sa dare notizie su questa “strana” versione?

Elegia per cappuccino e cornetto

Qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare qual è la scelta che, da oggi, ha portato alla chiusura del bar di Castroni a Via Ottaviano.

Perché io proprio non riesco a capirla.

Teaser

Lou Reed & Metallica – Lulu

Un tempo ero in una band. Cantavo. Di solito provavamo in una sala prova nota come “Er Teschio” (che grazie a Google scopro avere addirittura una pagina MySpace), con due salette prove di tre metri per quattro scavate dentro la roccia praticamente viva del colle del Quirinale. In cinque lì dentro, con gli amplificatori a palla, si sudava e produceva musica abbastanza pessima. La cosa divertente era appendere un vecchio registratore a cassette alla rete che copriva l’insonorizzazione sul soffitto e premere REC, per poter riascoltare a mente fredda la session. Di solito il risultato era abbastanza esilarante, con punte di elevato trash (non inteso come genere musicale).

Tutto questo per dire che il disco di Lou Reed e dei Metallica, che potenzialmente poteva essere decisamente interessante, a un primo ascolto sembra la versione 2011 delle cassetta nel registratore appeso in mezzo alla sala prove. Ne ho ascoltato metà, perciò mi riservo il diritto di cambiare radicalmente idea se il finale si rivelasse sorprendente, ma finora il risultato mi pare abbastanza imbarazzante. Lou Reed canta a caso sulle basi che i quattro metallari suonano, come se stessero provando e avessero deciso di pubblicare le prove. E io mi rendo conto che la differenza tra i Metalmeccanica e i professionisti è che noi ci risentivamo le cassette e ci ammazzavamo dalle risate, loro ci pubblicano i dischi e (presumibilmente) ci fanno dei soldi sopra.

Oppure è un capolavoro assoluto e io non sono in grado di capirlo (cosa che è sempre possibile).

UPDATE 27/10: a quanto pare anche bastonate è d’accordo con me.

Il Derby è una pizza

Il derby si affronta così.

1kg di farina buratto, almeno 0,7 l di acqua (qui ce n’è di più), 40 g di olio, 20 g di sale e 25 g di lievito bi birra.

Si impasta e si fa riposare. Poi almeno cinque rigeneri, uno ogni 10 minuti. Questo avveniva sabato sera. Poi si mette in frigo e si lascia fare al lievito per almeno 18 ore, ma se sono 24 è meglio.

Questo è il risultato dopo circa 21 ore di lievitazione.

Da una parte pomodoro (a cui andrà aggiunta la mozzarella), dall’altra patate bollite e salsiccia.

Queste due sono pizze rovesciate (esperimento che ho tentato per la prima volta), una con i pomodorini e una con zucchine e cipolle.

Così ho sopportato l’arbitraggio unidirezionale di Tagliavento e il gol di Klose.

O quasi.

Easter egg e rivoluzioni tecnologiche

Ieri ho installato tutti gli aggiornamenti che la Apple ha proposto sia per il Mac che per l’iPhone. Le prime impressioni del nuovo iOS e di iCloud sono positive, ma mi sa che è ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo.

Ma vale la pena di parlare di una caratteristica che il mio telefono non avrà mai: Siri, l’assistente vocale che, almeno all’apparenza, sembra una vera e propria rivoluzione tecnologica. Se lo sarà o meno lo scopriremo col tempo, quello che è certo è che i programmatori si sono divertiti a inserire qualche easter egg. Uno lo vedete qui sopra, gli altri li trovate su This is my Next…

Sick Puppy, DAT 10, October 11, 1990

11 ottobre 1990 (esattamente 21 anni fa, guarda le coincidenze cosmiche). Gli U2 sono a Berlino, negli Hansa Studios. Stanno provando Sick Puppy, la versione primordiale di Mysterious Ways. Edge fa sentire alla band due idee per un bridge. La prima è dimenticabile e viene – giustamente – dimenticata. Siamo al minuto 21.23 del DAT 10 delle session. Edge attacca quattro accordi. La minore, Re, Fa, Sol.

E tu che ascolti, esattamente 21 anni dopo, hai un brivido lungo la schiena. Sul momento pensi che quei quattro accordi funzionino nella canzone che stai ascoltando, ma che il risultato finale che hai ascoltato tante volte sul disco è meglio. Ma, alla terza ripetizione di quel bridge, capisci che quei quattro semplici accordi sono molto di più.

Sono One.

Che nasce così dal nulla. E che tu hai la fortuna di sentire nel momento esatto in cui diventa qualcosa. Hai appena assistito a una magia. Quattro semplici, maledetti, accordi in croce, che stanno per diventare una canzone fondamentale in un album fondamentale. Grazie a Davis Guggenheim, che ha girato From the Sky Down. Anche solo per questo vale la pena di vedere questo film.