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Strani incastri

Allora, stamattina mentre ero in motorino mi è tornata in mente Omaggio, Tributo, Riconoscimento di Frankie HI-NRG, che potete ascoltare qui sotto.

Tutto bene. Arrivo a studio, trovo un link di Inkiostro a Unhear It, un sito che dovrebbe servire a toglierti dalla testa quelle canzoni che ti si parcheggiano nel cervello, usando la tecnica del chiodo scaccia chiodo. Mi dico “Ok, proviamo.” Seguo il link e la canzone che parte è questa:

Poi uno dice che il caso esiste…

Do the math

Glee+Bruce Springsteen+Jimmy Fallon+John Hamm+Jorge Garcia+Nina Dobrev+altri=

Free Derry

Qualche post fa ho parlato della Bloody Sunday e ho ricordato di quando sono stato a Derry e di come mi avessero colpito i murales di Bogside. Ebbene, stamattina ho casualmente ritrovato il cd che conteneva le foto che avevo fatto quel pomeriggio. E trovo giusto ripubblicarle.

Aggiungo una piccola riflessione legata a Roma: ho visto una scritta equivalente a quelle della foto qui sopra sia a Garbatella, quartiere notoriamente rosso che in Prati, notoriamente nero. La vicinanza alla causa irlandese è una delle poche cose che unisce (univa?) destra e sinistra. E comunque sia “You are now entering free Garbatella” che “You are now entering free Prati” suonano decisamente ridicoli, sia come estetica, che come eredità storica.

E sempre a proposito di t-shirt

Share photos on twitter with TwitpicA quanto pare non sono l’unico che pensiona le t-shirt in questo periodo. Quella che vedete qui sopra è di Gary Hustwit, regista di Helvetica, Objectified e del prossimo Urbanized. Sul suo twitter scrive:

The death (or afterlife) of a favorite T-shirt. We all know the pain.

E io lo capisco perfettamente. Promewtto che la mia non farà la stessa fine.

Time to retire

Oggi mando in pensione la t-shirt ritratta qui sopra. Le dedico un post perché all’epoca l’ho comprata per finanziare una causa in cui credo, oltre che perché è decisamente bella. Ne ho fatto un uso praticamente ininterrotto per cinque anni e ora, per evitare di distruggere completamente la scritta, decido che non la indosserò più. Un po’ mi dispiace.

Forse però potrei farle avere una seconda vita

Un punto di partenza

Non mi capita spesso di ricordare quello che sogno, ma alle volte succede qualcosa (di solito è una pizza lievitata male) e le memorie restano vivide fino al mattino successivo. In questo caso il glutine non c’entra nulla, ma mi è capitato di fare un sogno strano, un po’ confuso ma con un’immagine forte, visuale, perfetta per una doppia splash page. Appena tornato a Roma (ero in Portogallo) ho aperto Ommwriter e ho scritto la doppia splash in questione e so che la storia di cui dovrebbe far parte ha come titolo provvisorio “La città delle cose distrutte”.

Il problema, a questo punto, è che non ho altro se non quella doppia pagina. Potente, visuale, pratcamente perfetta, ma mi mancano i personaggi, le motivazioni, le conseguenze, la storia.

Se son rose, fioriranno…

E si riparte

(forse)

About Bloody Sunday


Di Derry avevo parlato nella vecchia incarnazione del blog – purtroppo le foto non ci sono più, ma se le ritrovo, vedrò di rimetterle – e a quel post vi rimando per le mie idee.

Mi chiedo solo se vedremo mai qualcosa di simile (anche a quasi 40 anni di distanza) in Italia su, per dire, i fatti Genova o sulla morte di Giorgiana Masi.

Panoramica di fine stagione – Parte 3

The Wire: come l’anno scorso per The Shield, ho passato le vacanze di natale a recuperare una serie di cui avevo sentito parlare bene. E, porca miseria se gli entusiasmi eran giustificati. Cinque stagioni serrate con un unico vero protagonista, la città di Baltimora, esaminata ogni volta sotto un diverso aspetto. Il genere di copertura è il poliziesco, ma in realtà si parla di tutto con attori straordinari e ritmo molto poco da serie e molto da realtà. Ecco, se proprio gli devo trovare un difetto è che alle volte The Wire è fin troppo realistica (pare che  criminali la guardassero per imparare come fregare la polizia), e questo ogni tanto mi faceva saltare la sospensione dell’incredulità. Obbligatorio guardarla in inglese (se non ci credete guardate qua i due filmati a confronto). Voto: 9

Luther: non sono un esperto di serie british, e non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Luther. Pensavo che fosse una serie storica e l’unica certezza che avevo era la presenza di Idris Elba, lo Stringer Bell di The Wire. Mi sono trovato davanti a una miniserie poliziesca (sono a metà delle 6 puntate previste) inquietante sia per le trame sia – soprattutto – per come è girata. Gli attori sono tutti straordinari e l’accento inglese aggiunge fascino al tutto. Voto: 8

Treme: la nuova fatica del team che ha creato The Wire è ambientata a New Orleans nel dopo-uragano. I protagonisti sono musicisti e altri personaggi che cercano di ricostruire la loro vita. Sono indietro rispetto alla programmazione normale e ancora non sono in grado di esprimere un giudizio completo e motivato, ma le prime impressioni sono più che positive. Voto: 8

Grey’s Anatomy: assolutamente business as usual. Sempre i soliti ritmi, sempre le solite dinamiche, sempre i soliti piacevoli personaggi. Il che non è un male, sia chiaro. Grey’s si candida  per molti versi a diventare il nuovo E.R.,  con una virata verso la soap che quest’ultima aveva preso solo nelle ultime stagioni. Comunque, finché ci saranno Cristina Yang e Callie Torres, per me si può tranquillamente andare avanti. Voto: 7

Private Practice: finalmente lo spinoff di Grey’s Anatomy ha una sua direzione precisa. Che peraltro è simile a quella della serie genitrice. Una soap opera di ambiente medico, in cui i personaggi sono sempre ben scritti e ben recitati. Aggiungeteci una freschezza leggermente maggiore e Kate Walsh, che per me è una delle donne più belle al mondo e capirete che per me siamo di fronte a una serie più che buona. Voto: 7

(ancora una volta grazie a Itasa per l’immagine)

Panoramica di fine stagione – Parte 2

Spartacus – Blood and Sand: sangue, gnocca e slow-motion. Ma sotto la superficie testosteronica c’è anche una trama solida, dei buoni attori (John Hurt su tutti) e una visione del mondo romano non filtrata dal politically correct. Una rete di trame e di ricatti che si mischiano con i combattimenti sanguinosi dei gladiatori. Il finale di stagione è un vero e proprio bagno di sangue. Peccato che la seconda stagione sia stata rinviata per la malattia del protagonista (ma Starz sta preparando un prequel per riemipre l’attesa). Un’ottima sorpresa. Voto: 8 -

Glee: la prima parte della stagione è stata assolutamente spettacolare. La ripresa dopo la pausa finora non è riuscita a tenere sempre gli stessi livelli. Un paio di puntate si sono rivelate deboli sia dal punto di vista della trama che da quello dei numeri musicali. Sue Sylvester è sempre più dominante e non sono sicuro che questo sia necessariamente positivo per la serie, che aveva nell’equilibrio tra le varie trame (e tra le trame e la musica) uno dei suoi punti di forza. Detto questo, la media dello show rimane elevata con punte ottime, come la puntata diretta da Joss Whedon con Neil Patrick Harris come guest star. Voto: 8

90210: vale lo stesso discorso di The Vampire Diaries, cioè è iniziata (molto) meglio di come è finita. Il che è un po’ un peccato, visto che era cominciata piuttosto bene. Il finale è decisamente debole, tanto che non sono sicuro di voler proseguire con la terza stagione, cosa che non avrei mai detto fino alle ultime puntate. Lo sviluppo di quasi tutte le trame è debole e un po’ telefonato e i personaggi non hanno guizzi. Un’occasione sprecata. Voto: 6,5

Lie to me: seconda stagione col botto. La mano di Shawn Ryan si vede, eccome. Tim Roth è come sempre monumentale e anche il resto del cast regge il confronto. Le trame sono molto più interessanti rispetto alla prima stagione e invece di essere episodi isolati in stile CSI ci troviamo di fronte a una trama leggermente più orizzontale e a un grande approfondimento dei caratteri. Ho già detto che Tim Roth è monumentale? Voto: 8

FlashForward: la perfetta dimostrazione che si può provare a imitare Lost, ma se si copiano solo le sue meccaniche superficiali senza capire che la vera forza di una serie sono i suoi personaggi, il risultato sarà fallimentare. L’idea di base era anche interessante (il futuro è già scritto o siamo padroni del nostro destino?), peccato che lo svolgimento sia debole e confusionario e che i personaggi siano monodimensionali a dire troppo. Cancellata (giustamente) dopo la prima stagione. Voto: 5

(grazie sempre a itasa per l’immagine)

continua…