Good bye and good luck

Sono solo tre i presidenti che possono dire di aver vinto uno scudetto con la Roma. Uno di questi è Franco Sensi, la cui famiglia da oggi non è più proprietaria della mia  squadra del cuore. La famiglia Sensi lascia spazio a un gruppo americano guidato da Thomas Di Benedetto.

Quello che ho da dire io è semplice: eterna gratitudine a chi ha fatto di nuovo grande la Roma, e auguri a chi spero continuerà a farla grande. Sempre forza Roma.

Guilty pleasures: Hell’s Kitchen

Ok, lo ammetto: faccio il figo quando parlo di serie TV. Parlo di cose intellettuali, di serial per la TV via cavo e mi bullo della qualità delle mia visioni.

Ma, come tutti, ho anche io le mie perversioni. Una di queste è un reality show a tema culinario. Due squadre di cuochi si giocano un premio, come un posto da capocuoco in un grande ristorante e devono affrontare Gordon Ramsay, cuoco di fama internazionale. Il quale passa la maggior parte del suo tempo a insultarli, prenderli a parolacce o a buttare i piatti prodotti che non raggiungono gli standard richiesti. La bellezza di questo show sta nel fatto che ha tutte le caratteristiche dei migliori reality show americani, che, per chi non lo sa, sono profondamente diversi da quelli che siamo abituati a vedere in Italia. Non sono in diretta, sono costruiti e montati con un ritmo quasi da telefilm e il focus è principalmente sulla gara (o sullo scopo dello show). Non c’è il dibattito e le vicende extra-trama (che in Italia occuperebbero ore e ore di dibattiti e di opinionisti. Esempio: in una puntata due concorrenti flirtano tra loro in una vasca idromassaggio. Ora, lì la questione viene risolta in pochi secondi secchi, tre inquadrature e via a cucinare. In Italia la questione avrebbe occupato ore e ore di dibattiti in studio, con fidanzati, figli, Platinette (che, voglio ricordarlo, ci assolve da tutti i mali). In America si rimane sempre e solo sulle vicende.

Altra cosa: i promo. Hell’s Kitchen ha i migliori promo che si possano vedere in televisione. Creano una tensione incredibile e ti lasciano con la bava alla bocca per la puntata successiva. Il solo problema è che spesso le immagini sono montate ad arte e che, nella puntata successiva, quello che sembrava una parte fondamentale della puntata, occupa sì e no un paio di minuti. So benissimo che è ingannevole e poco onesto, ma lo trovo assolutamente geniale ed è uno dei motivi che mi fanno piacere questa trasmissione.

Fate come volete, ma io di questo show, non mi perdo una puntata!

Oltre?

L’altro giorno Diego ha fatto un’analisi della campagna del PD che si può vedere un po’ dappertutto in questi giorni. Quello che dice è che sostanzialmente la campagna promette un miglioramento della situazione “Oltre”, un po’ come per i credenti la vera vita non è quella terrena, ma quella che ci sarà in paradiso, dopo la morte.

Io volevo analizzare un altro paio di aspetti di questa campagna, dal mio piccolo punto di vista di copywriter, che ha fatto anche un po’ di comunicazione politica. Il primo è che il PD è (in teoria) il principale partito di opposizione in questi paese, al momento. È cioè il gruppo che dovrebbe avere il dovere di sforzarsi al massimo per proporre un’alternativa valida a Berlusconi e i suoi.

E la strategia comunicativa che adotta in questo caso è quella del non dire una beneamata fava.

Cioè, oltre all’accenno pseudoreligioso e un po’ fatalista, che cosa mi dice questa campagna su quello che sta facendo il PD? Niente. Che cosa mi dice delle proposte concrete e delle azioni del PD in Parlamento e fuori? Niente. Sarò strano io, ma se un partito mi vuole convincere a votarlo, voglio sapere che cosa quel partito ha intenzione di fare, non leggere slogan vuoti e (oltretutto) di difficile comprensione. Signori, Berlusconi – che usa la sciabola e non il fioretto, ma che sa molto bene come si comunica – ha vinto le elezioni dicendo cose che a me fanno ribrezzo, ma erano cose chiarissime, dette in maniera semplice e diretta. E il suo principale avversario infiocchetta frasette. C’è (almeno a Roma) un altro manifesto del PD sul Rubygate il cui slogan principale è “Berlusconi umilia l’Italia”. Vero, ma il punto non è quello: Berlusconi è indagato (e sarà processato) per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, cazzo. Il problema non è morale o di immagine (o, almeno, quello di immagine non è il problema principale), il problema è penale. È così difficile da capire o sono scemo io? Di Pietro e Vendola lo hanno capito benissimo e infatti nei loro manifesti dicono delle cose. Il PD no.

Secondo punto: ma davvero io dovrei essere rappresentato da una persona che si presenta con una faccia da funerale come quella di Bersani? E, soprattutto, il manifesto è a colori e tu ti fai fotografare in bianco e nero? Bell’immagine positiva e propositiva che dai ai tuoi potenziali elettori. Bella figura da leader che costruisci.

Mi rendo conto che la politica è – o dovrebbe essere – qualcosa di più che comunicazione, che a parlare dovrebbero essere i fatti e non le immagini, ma al momento la situazione è che l’unico modo che abbiamo per comunicare i nostri fatti è attraverso la comunicazione, ed è questa che costruisce la nostra immagine presso il pubblico. E che immagine costruisce questa campagna? Quello che posso dire io è che, se anche c’era un piccola speranza che Bersani e compagnia avessero il mio voto, questa campagna di sicuro non ha aiutato la loro causa.

Copywritings

Quello che vedete qui sopra è un annuncio pubblicato a mezza pagina ieri sul Corriere della Sera. Lo stesso annuncio è comparso (a pagina intera) su La Stampa. Ne sono orgoglioso per più di un motivo, non ultimo il fatto che il titolo è opera del sottoscritto.

Il 12 giugno (se questa è la data) andate a votare e votate .

Luogocomunismi sul Giappone

Non conosco Lorenzo Barassi ma mi sembra giusto segnalare questo suo post (già ripreso da Diego Cajelli) in risposta a un articolo pubblicato da Corriere della Sera intitolato Il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno.

Io, sui luoghi comuni sul Giappone, ci ho fatto una tesi di laurea, e sapere che siamo ancora fermi a Ruth Benedict (quando va bene) mi fa davvero un po’ specie. Poi però vedo la home page di Repubblica, la confronto con quella della CNN e capisco un po’ di cose in più.

Mi chiamo Lorenzo Barassi e vivo a Kawasaki, nella periferia di Tokyo, e come molti italiani, leggo la vostra testata sul sito web corriere.it.

Sulla home page di oggi avete pubblicato un articolo dal titolo “il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno”.

Credo di non aver mai letto un articolo cosi’ sconcertante e pieno di sciocchezze.

– Tokyo non e’ una citta’ in fuga.

- La gente esce normalmente di casa, va a lavorare, fa la spesa: conducono una vita normale, anche se ovviamente sotto un fortissimo stress emotivo.

- I livelli di radioattivita’ sono superiori alla norma, ma abbondantemente al disotto delle soglie considerate pericolose, e oggi tra l’altro soffia un vento fortissimo che sta facendo scendere le concentrazioni.

- Molti italiani hanno lasciato la citta’, altrettanti rimangono: sono tutte scelte personali e non dettate dall’Ambasciata, la quale per inciso, e’ molto presente e segue con attenzione gli eventi.

- Le file in Giappone sono endemiche, come le mascherine sul viso (e’ la stagione del polline) e gli inchini.

- Quando si salgono le scale mobili, e’ cortesia tenere la sinistra (a Osaka invece la destra), per far passare le persone che hanno fretta. Sempre.

- I giapponesi non credono al loro governo per definizione: non ne fanno un grosso problema e vivono la loro vita.

- Il premier Kan, alcuni uomini del suo esecutivo e molti giornalisti, nei giorni scorsi si sono pubblicamente imbestialiti con la TEPCO, per le scarse e vaghe informazioni. La cosa che pero’ adesso conta e’ risolvere il problema.

- Gli Shinkansen vengono puliti ogni volta che finiscono un viaggio e, francamente,  mi pare molto strano che il treno fosse in servizio a nord, visto che quella linea e’ interrotta da venerdi scorso.

- 450 km orari di velocita’ sulla linea ordinaria dello shinkansen, credo che sia il sogno degli ingegneri progettisti.

Mi sembra piu’ un racconto di fantascienza o l’imbastitura della sceneggiatura di un telefilm.

Non mi sembra un messaggio molto corretto da dare alle nostre famiglie in Italia: sono gia’ preoccupati, non credo sia il caso di aggiungere angoscia.

Siete il Corriere della Sera, non un blog qualunque e avete delle responsabilita’: mi auguro ne farete buon uso.

Un saluto dal Giappone,

Lorenzo Barassi

Frattini ha ragione

Ha perfettamente ragione, signor ministro. È sbagliato riaprire il dibattito su una forma di energia inutile e pericolosa. E su cui, tra l’altro, abbiamo già espresso un parere chiaro anni fa.

Non avreste proprio dovuto riaprirlo, questo discorso.

Five and counting

Da domani parliamo di cose serie. Oggi lasciatemi godere, please.