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Easter egg e rivoluzioni tecnologiche

Ieri ho installato tutti gli aggiornamenti che la Apple ha proposto sia per il Mac che per l’iPhone. Le prime impressioni del nuovo iOS e di iCloud sono positive, ma mi sa che è ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo.

Ma vale la pena di parlare di una caratteristica che il mio telefono non avrà mai: Siri, l’assistente vocale che, almeno all’apparenza, sembra una vera e propria rivoluzione tecnologica. Se lo sarà o meno lo scopriremo col tempo, quello che è certo è che i programmatori si sono divertiti a inserire qualche easter egg. Uno lo vedete qui sopra, gli altri li trovate su This is my Next…

Ripartiamo dal Rrobe

Made in iPad, @Books & Brunch, by Rrobe.

Un buon modo per togliere la polvere da ‘sto posto, no?

Farsi i film: Apple, i Beatles e Lost

La delusione che si legge in giro per la rete per l’annuncio di ieri di Apple, che ha portato i Beatles per la prima volta su un negozio elettronico mi ha fatto ragionare sulla costruzione dell’hype e sulle aspettative che la gente si fa in situazioni come questa. In pratica, costruire l’hype per qualcosa è fare in modo che chi riceve il messaggio si faccia un film. Il problema è che spesso il film che la gente si fa è in molti casi molto più grande, con un cast più ricco, con più effetti speciali e con una trama molto più figa della realtà. E quindi via di servizi cloud, streaming, cura per il cancro e unicorni marchiati Apple. E, quando scopre che la realtà non è il suo film, ci resta male e si sfoga in rete.

E questo mi porta alla seconda parte della mia riflessione: il finale di Lost. Io continuo a non capire come possa non essere piaciuto, ma è evidente che è così. E credo che, in una buona maggioranza dei casi, il motivo per cui il finale di Lost non è piaciuto è proprio per una questione di hype. O meglio delle conseguenze dell’hype: Lost è il perfetto esempio di come si costruisce un hype mostruoso e di come se ne può perdere il controllo. Tutta la serie è basata – tra le altre cose – sulla costruzione di un mondo in cui ci sono eventi specifici che gli hanno dato forma, ma questi eventi non ci vengono quasi mai raccontati direttamente e, quando questo avviene, ci viene raccontata solo una parte, solitamente legata a un personaggio specifico che ha avuto un ruolo in quell’evento (sì, sto pensando a Ben e al massacro della Dharma Initiaive, in particolare). Ci viene mostrato un particolare di un quadro più grande, ma il quadro più grande viene solo accennato. La realtà è che per la trama, quello che ci viene raccontato è la parte importante, visto che ha a che fare con i personaggi, che sono – il finale lo ha reso clamorosamente evidente – il centro e il punto di forza di Lost. Il resto non è fondamentale per quello che ci viene raccontato. Aggiunge fascino e mistero, ma non serve a capire meglio la storia. E qui entra in scena la macchina dell’hype: il pubblico si fa un film per riempire gli spazi. E pretende che il proprio film sia quello che chi ha scritto la storia. Più ci rifletto, più mi accorgo che durante Lost mi sono divertito un sacco a cercare di ricostruire la mitologia del mondo, tra Jacob, la Dharma, gli Altri e i naufraghi, ma questo esercizio, per quanto divertente, è fuorviante rispetto alla storia. Ed è sulla storia (o sulla notizia) che è necessario ragionare e costruirsi un parere, non su quello che costruiamo noi intorno a essa.

Pad

Primo: è bellissimo e non costa neanche tanto.

Secondo: non so esattamente a cosa potrebbe servirmi.

Terzo: sono d’accordo con Rrobe più o meno su tutto.

Però, porca miseria se è bello…

AGGIUNTA: direttamente dal blog del Rrobe, una meravigliosa presa in giro.

Tablet? Slate?

Il 27. Il campo di distorsione della realtà è pronto.

Sono un dio


(via xkcd)

Ferri del mestiere

È un po’ che scrivo. Ed è un po’ che cerco un buon software per scrivere. Office o OpenOffice vanno bene, sia chiaro (meglio il secondo per evidenti motivi economici), ma se ci pensate bene, normalmente li usiamo con il freno a mano tirato. Perciò probabilmente è meglio un software che faccia meno cose , che usi meno risorse sul computer e che magari limiti le distrazioni.

Nell’ultimo periodo ho scoperto un paio di programmini che fanno esattamente questo. La caratteristica principale che hanno è che lavorano tutti e due full screen coprendo tutto quello che c’è normalmente sul desktop.

Il primo è WriteRoom. Sfondo nero, testo verde (ma potete personalizzare i colori), cursore lampeggiante. Sembra di essere tornati ai primi tempi dei computer. Ha una buona serie di opzioni ma il punto è che quando si apre tutto scompare e c’è solo il foglio per scrivere. Salva in txt, rtf e, volendo, anche in formato Word. Esiste anche una versione per iPhone che salva i documenti su un sito web per poi scaricarli e modificarli sul computer. Il solo problema è che costa 25 dollari, ma io l’ho preso gratis grazie a una promozione di MacHeist.

Ommwriter ha un approccio ancora più Zen. Tre font (con grazie, senza grazie e script), tre dimensioni. Tre sfondi rilassanti tra cui scegliere. Una scelta di suoni naturali quando si premono i tasti e musica ambient di sottofondo (è l’unico programma di scrittura che consiglia l’uso della cuffia). Salva solo in formato nativo o in txt. Assolutamente minimale. È ancora in beta, ma si può scaricare gratuitamente dal sito. Se la versione definitiva mantiene le promesse (e rimane gratis), mi sa che abbiamo di fronte un prodotto vincente.

Ah, è inutile ricordare che entrambi i programmi sono per Mac. Se avete Windows non so come aiutarvi…

Giuro che la cosa non è voluta

(risultato di questo test per la trasmissione di Objectified sulla PBS. Per la cronaca al test equivalente per la trasmissione di Helvetica ero risultato essere l’Helvetica)

E con l’estetica ci siamo

Se questo che vedete è davvero l’Apple Slate (il fantomatico tablet di cui si parla da anni), una cosa si può dire di sicuro. Dal punto di vista estetico siamo a posto. Se invece è una finta, è fatta dannatamente bene, e vorrei anche capire come hanno fatto a piazzarlo sul tavolo del CEO di Nvidia.

Aspettiamo e vediamo.

(la foto è di Gizmodo)

Poi dice che uno vuole un Mac…

Se anche gli antivirus decidono di fotterti l’hard disc, direi che il problema comincia a farsi serio.