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Sospeso
Lo so che aggiorno poco, ma da oggi questo blog è sospeso ufficialmente per qualche giorno, in solidarietà con Wikipedia e tutti quelli (me compreso) che subiranno gli effetti del Comma 29 del DDL intercettazioni.
Per chi non crede nei referendum
Sasaki (e immagino non solo Sasaki) non crede nei referendum e non andrà a votare. Io, umilmente gli mostro questa foto che ho scattato oggi pomeriggio alla Casa della Memoria e della Storia qui a Roma e gli chiedo di pensare alla faccia di chi sarebbe a capo dello stato oggi, se non fosse stato per un voto popolare, senza nessuna delega.
Io dico: esprimete (esprimiamo) il vostro (nostro) parere. Domenica e lunedì – meglio domenica – andiamo a votare.
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Contro il nucleare vota Sì

Il 12 e il 13 giugno si va a votare per i referendum. Non è una roba astratta. Intendo che ci si reca alle urne e si appongono quattro belle croci sui sì, per mantenere l’acqua pubblica, cancellare il legittimo impedimento e per fermare la cotruzione di nuove centrali nucleari in Italia.
E per quest’ultimo referendum lo studio dove lavoro ha preparato e deciso di mettere a disposizione gratuitamente (con una bella licenza Creative Commons) tre serie di manifesti per spiegare perché è giusto andare a votare Sì contro il nucleare. Guardateli, leggeteli, diffondeteli, condivideteli, retwittateli, tumblrateli, stampateli e appendeteli, modificateli. Insomma, fateli girare e convincete tutti ad alzare le chiappe e andare a votare il 12 e il 13 giugno!
Qui trovate il post sul blog dello studio con i dettagli, sulla pagine di Facebook c’è una galleria con tutte le immagini e questo è il link per scaricare tutto (sono circa 40 MB tra immagini e pdf in alta risoluzione).
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Oltre?
L’altro giorno Diego ha fatto un’analisi della campagna del PD che si può vedere un po’ dappertutto in questi giorni. Quello che dice è che sostanzialmente la campagna promette un miglioramento della situazione “Oltre”, un po’ come per i credenti la vera vita non è quella terrena, ma quella che ci sarà in paradiso, dopo la morte.
Io volevo analizzare un altro paio di aspetti di questa campagna, dal mio piccolo punto di vista di copywriter, che ha fatto anche un po’ di comunicazione politica. Il primo è che il PD è (in teoria) il principale partito di opposizione in questi paese, al momento. È cioè il gruppo che dovrebbe avere il dovere di sforzarsi al massimo per proporre un’alternativa valida a Berlusconi e i suoi.
E la strategia comunicativa che adotta in questo caso è quella del non dire una beneamata fava.
Cioè, oltre all’accenno pseudoreligioso e un po’ fatalista, che cosa mi dice questa campagna su quello che sta facendo il PD? Niente. Che cosa mi dice delle proposte concrete e delle azioni del PD in Parlamento e fuori? Niente. Sarò strano io, ma se un partito mi vuole convincere a votarlo, voglio sapere che cosa quel partito ha intenzione di fare, non leggere slogan vuoti e (oltretutto) di difficile comprensione. Signori, Berlusconi – che usa la sciabola e non il fioretto, ma che sa molto bene come si comunica – ha vinto le elezioni dicendo cose che a me fanno ribrezzo, ma erano cose chiarissime, dette in maniera semplice e diretta. E il suo principale avversario infiocchetta frasette. C’è (almeno a Roma) un altro manifesto del PD sul Rubygate il cui slogan principale è “Berlusconi umilia l’Italia”. Vero, ma il punto non è quello: Berlusconi è indagato (e sarà processato) per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, cazzo. Il problema non è morale o di immagine (o, almeno, quello di immagine non è il problema principale), il problema è penale. È così difficile da capire o sono scemo io? Di Pietro e Vendola lo hanno capito benissimo e infatti nei loro manifesti dicono delle cose. Il PD no.
Secondo punto: ma davvero io dovrei essere rappresentato da una persona che si presenta con una faccia da funerale come quella di Bersani? E, soprattutto, il manifesto è a colori e tu ti fai fotografare in bianco e nero? Bell’immagine positiva e propositiva che dai ai tuoi potenziali elettori. Bella figura da leader che costruisci.
Mi rendo conto che la politica è – o dovrebbe essere – qualcosa di più che comunicazione, che a parlare dovrebbero essere i fatti e non le immagini, ma al momento la situazione è che l’unico modo che abbiamo per comunicare i nostri fatti è attraverso la comunicazione, ed è questa che costruisce la nostra immagine presso il pubblico. E che immagine costruisce questa campagna? Quello che posso dire io è che, se anche c’era un piccola speranza che Bersani e compagnia avessero il mio voto, questa campagna di sicuro non ha aiutato la loro causa.
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Luogocomunismi sul Giappone
Non conosco Lorenzo Barassi ma mi sembra giusto segnalare questo suo post (già ripreso da Diego Cajelli) in risposta a un articolo pubblicato da Corriere della Sera intitolato Il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno.
Io, sui luoghi comuni sul Giappone, ci ho fatto una tesi di laurea, e sapere che siamo ancora fermi a Ruth Benedict (quando va bene) mi fa davvero un po’ specie. Poi però vedo la home page di Repubblica, la confronto con quella della CNN e capisco un po’ di cose in più.
Mi chiamo Lorenzo Barassi e vivo a Kawasaki, nella periferia di Tokyo, e come molti italiani, leggo la vostra testata sul sito web corriere.it.
Sulla home page di oggi avete pubblicato un articolo dal titolo “il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno”.
Credo di non aver mai letto un articolo cosi’ sconcertante e pieno di sciocchezze.
– Tokyo non e’ una citta’ in fuga.
- La gente esce normalmente di casa, va a lavorare, fa la spesa: conducono una vita normale, anche se ovviamente sotto un fortissimo stress emotivo.
- I livelli di radioattivita’ sono superiori alla norma, ma abbondantemente al disotto delle soglie considerate pericolose, e oggi tra l’altro soffia un vento fortissimo che sta facendo scendere le concentrazioni.
- Molti italiani hanno lasciato la citta’, altrettanti rimangono: sono tutte scelte personali e non dettate dall’Ambasciata, la quale per inciso, e’ molto presente e segue con attenzione gli eventi.
- Le file in Giappone sono endemiche, come le mascherine sul viso (e’ la stagione del polline) e gli inchini.
- Quando si salgono le scale mobili, e’ cortesia tenere la sinistra (a Osaka invece la destra), per far passare le persone che hanno fretta. Sempre.
- I giapponesi non credono al loro governo per definizione: non ne fanno un grosso problema e vivono la loro vita.
- Il premier Kan, alcuni uomini del suo esecutivo e molti giornalisti, nei giorni scorsi si sono pubblicamente imbestialiti con la TEPCO, per le scarse e vaghe informazioni. La cosa che pero’ adesso conta e’ risolvere il problema.
- Gli Shinkansen vengono puliti ogni volta che finiscono un viaggio e, francamente, mi pare molto strano che il treno fosse in servizio a nord, visto che quella linea e’ interrotta da venerdi scorso.
- 450 km orari di velocita’ sulla linea ordinaria dello shinkansen, credo che sia il sogno degli ingegneri progettisti.
Mi sembra piu’ un racconto di fantascienza o l’imbastitura della sceneggiatura di un telefilm.
Non mi sembra un messaggio molto corretto da dare alle nostre famiglie in Italia: sono gia’ preoccupati, non credo sia il caso di aggiungere angoscia.
Siete il Corriere della Sera, non un blog qualunque e avete delle responsabilita’: mi auguro ne farete buon uso.
Un saluto dal Giappone,
Lorenzo Barassi
Ripartiamo dal Rrobe
Made in iPad, @Books & Brunch, by Rrobe.
Un buon modo per togliere la polvere da ‘sto posto, no?
Romanzo Criminale: la Serie (con la S maiuscola)

Sì certo ci saranno stati Il Segno del Comando, Andromeda o quello che volete, ma la mia generazione è cresciuta a suon di telefilm americani. Il nostro paesaggio visivo è senza dubbio quello che va da Happy Days, ai Chips, a Saranno Famosi e arriva a X-Files, Buffy, 24 e Lost, o addirittura a prodotti come The Wire o i Soprano, che hanno budget e produzioni quasi cinematografiche. Perciò è con quel tipo di immaginario che bisogna confrontarsi quando su parla di una serie italiana. E in moltissimi casi il confronto è impietoso sotto tutti i punti di vista.
Poi ci sono le eccezioni, che in questi ultimi anni hanno un tratto in comune: Sky. Romanzo Criminale è il migliore esempio da questo punto di vista e la seconda stagione entra di prepotenza nel mio elenco delle migliori serie in assoluto. Una realizzazione che non ha nulla da invidiare alle serie di oltreoceano sotto tutti i punti di vista. Regia, fotografia, sceneggiature, attori sono tutti a grandi livelli. La seconda stagione che si è appena conclusa racconta la dissoluzione della banda della Magliana dopo la morte del Libanese. Dopo l’ascesa e il trionfo della prima stagione (e la costruzione di personaggi che per quanto negativi avevano delle connotazioni epiche, con tutte le conseguenze di cui parla il Rrobe) qui si racconta la caduta e i personaggi mostrano tutti il loro lato peggiore. Dandi è un vigliacco, Bufalo è fuori di testa, Scrocchiazeppi è un perdente nato, Scialoja è tutt’altro che uno stinco di santo. L’unico che mantiene un certo fascino romantico è il Freddo, ma è chiaro che il suo personaggio è un vaso di coccio circondato da vasi di ferro. E in questo contesto di reciproco sospetto si consuma la fine della banda. Il tutto girato alla grande con dialoghi forti e incisivi, scene crude (sia dal punto di vista della violenza, sia da quello del sesso) e azione serrata. In particolare è Alessandro Roja che domina la scena. Il Dandi ha delle scene assolutamente clamorose, in particolare il duello verbale con Scialoja prima del matrimonio con Patrizia è da manuale. L’unico dubbio che ho è che un non romano non sia in grado di cogliere alcune sfumature del linguaggio, ma certo anche chi non è di Baltimora, si è perso qualcosa di The Wire.
Il risultato finale è, come dicevo, di qualità altissima, degna delle migliori serie americane. E sono curioso di vedere come reagiranno gli americani, quando la vedranno, visto che proprio HBO, la rete che trasmette alcune tra le serie migliori sulla piazza ne ha acquisito i diritti. Insomma, per come la vedo io Romanzo Criminale è sicuramente la serie migliore che abbia visto in questa prima metà stagione e di sicuro una delle migliori che abbia visto in questi ultimi anni. Il mio consiglio è di scegliere questa serie, se volete vederne una sola in questo periodo.
800%
Internet è un covo di pazzi. Cosa diavolo spinge una persona qualsiasi a prendere un pezzo di Justin Bieber (che io continuo a non sapere chi cazzo sia) e ralentarlo dell’800%? Cosa?
Quello che stupisce, però, è che il risultato sia una roba spettacolare, 35 minuti in pieno stile Sigur Ros.
La gente sono matti fracichi…
(ovviamente via inkiostro)
Viva la Resolution!

Rebloggo da Diè, anche solo per ricordare che da domani parte il Diegozillab.

