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Urbanized: il nuovo film di Gary Hustwit

Gary Hustwit, regista di Helvetica e Objectified (di cui avevo parlato a suo tempo), ha completato un nuovo film. Dopo il graphic design e il design industriale, stavolta si allarga ancora lo spetto e si parla di design urbano. Al momento lo sta proiettando in varie città del mondo e ha messo lo streaming a disposizione. Qui sopra trovate il trailer. Se potete, andate a vederlo al cinema, altrimenti potete registrarvi e guardarlo da qui (volevo mettere l’embed direttamente, ma mi sa che WordPress ha qualche problema con il codice che mi hanno dato o, più probabilmente, ce l’ho io) o sul mio tumblr . Vi avverto subito: lo streaming è a pagamento, così lo sapete.

Contro il nucleare vota Sì

Il 12 e il 13 giugno si va a votare per i referendum. Non è una roba astratta. Intendo che ci si reca alle urne e si appongono quattro belle croci sui sì, per mantenere l’acqua pubblica, cancellare il legittimo impedimento e per fermare la cotruzione di nuove centrali nucleari in Italia.

E per quest’ultimo referendum lo studio dove lavoro ha preparato e deciso di mettere a disposizione gratuitamente (con una bella licenza Creative Commons) tre serie di manifesti per spiegare perché è giusto andare a votare Sì contro il nucleare. Guardateli, leggeteli, diffondeteli, condivideteli, retwittateli, tumblrateli, stampateli e appendeteli, modificateli. Insomma, fateli girare e convincete tutti ad alzare le chiappe e andare a votare il 12 e il 13 giugno!

Qui trovate il post sul blog dello studio con i dettagli, sulla pagine di Facebook c’è una galleria con tutte le immagini e questo è il link per scaricare tutto (sono circa 40 MB tra immagini e pdf in alta risoluzione).

Oltre?

L’altro giorno Diego ha fatto un’analisi della campagna del PD che si può vedere un po’ dappertutto in questi giorni. Quello che dice è che sostanzialmente la campagna promette un miglioramento della situazione “Oltre”, un po’ come per i credenti la vera vita non è quella terrena, ma quella che ci sarà in paradiso, dopo la morte.

Io volevo analizzare un altro paio di aspetti di questa campagna, dal mio piccolo punto di vista di copywriter, che ha fatto anche un po’ di comunicazione politica. Il primo è che il PD è (in teoria) il principale partito di opposizione in questi paese, al momento. È cioè il gruppo che dovrebbe avere il dovere di sforzarsi al massimo per proporre un’alternativa valida a Berlusconi e i suoi.

E la strategia comunicativa che adotta in questo caso è quella del non dire una beneamata fava.

Cioè, oltre all’accenno pseudoreligioso e un po’ fatalista, che cosa mi dice questa campagna su quello che sta facendo il PD? Niente. Che cosa mi dice delle proposte concrete e delle azioni del PD in Parlamento e fuori? Niente. Sarò strano io, ma se un partito mi vuole convincere a votarlo, voglio sapere che cosa quel partito ha intenzione di fare, non leggere slogan vuoti e (oltretutto) di difficile comprensione. Signori, Berlusconi – che usa la sciabola e non il fioretto, ma che sa molto bene come si comunica – ha vinto le elezioni dicendo cose che a me fanno ribrezzo, ma erano cose chiarissime, dette in maniera semplice e diretta. E il suo principale avversario infiocchetta frasette. C’è (almeno a Roma) un altro manifesto del PD sul Rubygate il cui slogan principale è “Berlusconi umilia l’Italia”. Vero, ma il punto non è quello: Berlusconi è indagato (e sarà processato) per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, cazzo. Il problema non è morale o di immagine (o, almeno, quello di immagine non è il problema principale), il problema è penale. È così difficile da capire o sono scemo io? Di Pietro e Vendola lo hanno capito benissimo e infatti nei loro manifesti dicono delle cose. Il PD no.

Secondo punto: ma davvero io dovrei essere rappresentato da una persona che si presenta con una faccia da funerale come quella di Bersani? E, soprattutto, il manifesto è a colori e tu ti fai fotografare in bianco e nero? Bell’immagine positiva e propositiva che dai ai tuoi potenziali elettori. Bella figura da leader che costruisci.

Mi rendo conto che la politica è – o dovrebbe essere – qualcosa di più che comunicazione, che a parlare dovrebbero essere i fatti e non le immagini, ma al momento la situazione è che l’unico modo che abbiamo per comunicare i nostri fatti è attraverso la comunicazione, ed è questa che costruisce la nostra immagine presso il pubblico. E che immagine costruisce questa campagna? Quello che posso dire io è che, se anche c’era un piccola speranza che Bersani e compagnia avessero il mio voto, questa campagna di sicuro non ha aiutato la loro causa.

Helvetica, of course

Poi vi spiego il bannerino qui di lato, ma intanto questo è troppo bello.

(via il twitter di Gary Hustwit)

Dana, il nuovo Ommwriter

Il mio programma di scrittura preferito si aggiorna. Evviva.

Pongdrian!

Genio puro.

(da Make art more awesome via Inkiostro)

Giuro che la cosa non è voluta

(risultato di questo test per la trasmissione di Objectified sulla PBS. Per la cronaca al test equivalente per la trasmissione di Helvetica ero risultato essere l’Helvetica)

Meno è meglio: Helvetica e Objectified

Quante cose toccate ogni mattina da quando vi alzate? E quante cose leggete? E, soprattutto, a quante di queste dedicate la vostra attenzione?

Con ogni probabilità la risposta all’ultima domanda è “molto poche”. Ed è proprio questo ciò che va a indagare Gary Hustwit nei suoi due documentari, Helvetica e Objectified. Ci sono un sacco di cose che tocchiamo ogni giorno, ed è difficle pensare che ognuna di qeste cose è stata pensata, disegnata e progettata da qualcuno. E, allo stesso modo, ogni volta che leggiamo un testo, non ci fermiamo quasi mai a pensare che il carattere in cui è scritto è stato pensato, disegnato e realizzato da qualcuno.

Ecco, dopo la visione di questi due film sarà molto più difficile che questo avvenga.

L’occhio di Hustwit si fissa su particolari spesso minimali, ma che rendono le riprese assolutamente affascinanti (le due sequenze iniziali in cui vengono composti i titoli dei film sono esemplari da questo punto di vista). I protagonisti dei film sono designer, grafici o art director spesso di fama mondiale (si va da Massimo Vignelli a Jonathan Ive passando per “leggende” come Dieter Rams e un’infinità di altri), che parlano in un caso del loro amore (o del loro odio) per quello che è probabilmente il font più conosciuto e diffuso al mondo, nell’altro di quale sia il loro approccio al design industriale.

Ora, credeteci o no, ma dopo aver visto questi film (Helvetica in particolare) ho cambiato modo di guardare quello che mi circonda. O meglio, ho cominciato a fare caso a cose a cui prima non davo peso. E questa non è una cosa che capita così spesso. Ho iniziato a guardare con (ancora) più attenzione alla grafica e al design degli oggetti e a rendermi ancora più conto, del tipo di ragionamento (o della sua assenza) che sta dietro come è fatto un prodotto.

E mi sono innamorato dell’Helvetica. In parte, la nuova grafica del blog è dovuta propio a questo.

In sostanza: se avete la possibilità vedete qesti due film. Non ne uscirete con gli stessi occhi.

 

- il sito di Helvetica

- il sito di Objectified