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Parliamo de “L’attimo fuggente”

You are most welcome! Glad the film means something to you all these years later.

Questo mi scriveva qualche giorno fa Josh Charles su twitter, dopo che gli avevo mandato un messaggio per ringraziarlo della continua ispirazione che L’attimo fuggente continua a esercitare su di me. Ho rivisto casualmente il finale la scorsa settimana (dalla fine della recita di Neil Perry in poi) e ogni volta continuo a emozionarmi e commuovermi come quando avevo 16 anni (e non li ho più da parecchio).

In tutti questi anni di venerazione per questo film ho sempre avuto un grande dubbio. Mi è capitato di vederlo una volta in TV negli Stati Uniti, negli anni ’90 e la versione che vidi era una versione leggermente diversa da quella che avevo visto mille altre volte prima e dopo, e che possiedo in DVD. Infatti c’erano due o tre scene aggiunte, non decisive, ma abbastanza chiarificatrici: per capirci, si vede all’inizio il momento delle assegnazioni delle attività extracurriculari (quando Neil viene nominato vicedirettore del giornale) e un’altra scena interessante, in cui si vede cosa succede durante la cena di Knox in cui conosce la ragazza bionda (e in cui dovrebbe fare il suo cameo Lara Flynn Boyle, che non soi vede nel resto del film, se non mi ricordo male).

Qualcuno mi sa dare notizie su questa “strana” versione?

Teaser

Lou Reed & Metallica – Lulu

Un tempo ero in una band. Cantavo. Di solito provavamo in una sala prova nota come “Er Teschio” (che grazie a Google scopro avere addirittura una pagina MySpace), con due salette prove di tre metri per quattro scavate dentro la roccia praticamente viva del colle del Quirinale. In cinque lì dentro, con gli amplificatori a palla, si sudava e produceva musica abbastanza pessima. La cosa divertente era appendere un vecchio registratore a cassette alla rete che copriva l’insonorizzazione sul soffitto e premere REC, per poter riascoltare a mente fredda la session. Di solito il risultato era abbastanza esilarante, con punte di elevato trash (non inteso come genere musicale).

Tutto questo per dire che il disco di Lou Reed e dei Metallica, che potenzialmente poteva essere decisamente interessante, a un primo ascolto sembra la versione 2011 delle cassetta nel registratore appeso in mezzo alla sala prove. Ne ho ascoltato metà, perciò mi riservo il diritto di cambiare radicalmente idea se il finale si rivelasse sorprendente, ma finora il risultato mi pare abbastanza imbarazzante. Lou Reed canta a caso sulle basi che i quattro metallari suonano, come se stessero provando e avessero deciso di pubblicare le prove. E io mi rendo conto che la differenza tra i Metalmeccanica e i professionisti è che noi ci risentivamo le cassette e ci ammazzavamo dalle risate, loro ci pubblicano i dischi e (presumibilmente) ci fanno dei soldi sopra.

Oppure è un capolavoro assoluto e io non sono in grado di capirlo (cosa che è sempre possibile).

UPDATE 27/10: a quanto pare anche bastonate è d’accordo con me.

Nevermind 20 anni dopo

Qualche tempo fa su Bastonate è uscita una raccolta di ricordi più o meno illustri sul primo e l’ultimo ascolto di Nevermind, il disco dei Nirvana che ha cambiato la musica egli anni ’90 (pochi cazzi, è così) e che in questi giorni festeggia i 20 anni.

Da quel post è nato un piccolo libro che raccoglie altri ricordi più o meno illustri, tra cui anche il mio (se siete curiosi, è a pagina 123).

Qui lo potete scaricare in pdf.

Qui lo potete scaricare in epub.

Buona lettura e, se vi va, fatemi sapere che ne pensate del mio piccolo pezzo. O anche no, se preferite così.

Salviamo Current: mi scrive Tom Mockridge


Immagino non solo a me, ovviamente. Sinceramente non mi aspettavo una risposta, e tantomeno così in fretta. Si vede che da ieri c’è stato un bel po’ di rumore sulla questione della chiusura di Current. Comunque il testo dell’email che ho ricevuto è questo:

Caro amico, cara amica,

grazie per la sua email.

A Sky Italia abbiamo stima per Current TV e per Al Gore. Per questo motivo lo scorso 13 maggio abbiamo fatto al suo socio, Joel Hyatt, un’offerta per continuare ad avere Current per altri tre anni su Sky (vedi allegato). Non corrisponde dunque affatto al vero che Sky abbia deciso unilateralmente di cancellare il canale.

Purtroppo, Joel  ha deciso di non accettare la nostra offerta  e ha chiesto invece di avere il doppio di quanto Current percepisce attualmente, una cifra che arriva ad essere vicina a 10 milioni di dollari. Si tratta di una richiesta decisamente troppo alta, specie in relazione alle recenti performance del canale. Al Gore ha diffuso dati assolutamente inesatti sull’audience del canale, sostenendo che un abbonato di Sky su due guarda Current una volta la settimana. La realtà, purtroppo, è assai diversa: i dati Auditel dicono che solo un abbonato di Sky su 25 ha guardato Current almeno per 10 minuti in una settimana nel corso del 2011. Lo share del canale è dello 0,03% su media giornaliera e dello 0,02% in prima serata con una media giornaliera di 2.959 telespettatori, come rilevato da Auditel nel 2011. Si tratta di dati in calo del 20% sulla media giornaliera e addirittura del 40%  in prima serata, se comparati al 2010. Se il canale avesse raggiunto l’obiettivo di 4500 telespettatori medi giornalieri, concordato nel contratto, la partnership sarebbe stata rinnovata automaticamente per ulteriori due anni.

Quanto al resto, sono sciocchezze: ho dovuto cercare su Google il nome di Keith Olbermann perché non sapevo chi fosse. La decisione di non rinnovare il contratto con Current quindi non è dovuta ad alcuna cospirazione politica: si tratta semplicemente di una trattativa economica, che ho gestito io con la mia squadra in Italia. Non ho mai parlato con Rupert Murdoch di nessuno di questi temi. E Silvio Berlusconi non ha mai promesso a Sky nessuna frequenza digitale terrestre se ci fossimo liberati di Al Gore. Sfortunatamente Al Gore in Italia non è così rilevante.

Come dimostra la nostra proposta, abbiamo fatto l’offerta più adeguata per il rinnovo del contratto con il canale. Se Al Gore è così convinto del successo di Current non dovrebbe avere alcun problema a trovare risorse finanziarie, dal momento che  una televisione di successo si porta dietro anche maggiori introiti pubblicitari. Sia Al che Joel sono operatori molto esperti del settore della tv via cavo negli Stati Uniti. Tutto ciò rappresenta una pratica negoziale consolidata negli Stati Uniti.

Dunque se davvero desidera che Current Tv rimanga in Italia, scriva a Joel Hyatt a hyatt@current.com e gli chieda – con la stessa determinazione con cui ha scritto a me – di accettare la nostra offerta, come hanno fatto tantissimi suoi colleghi editori, e noi saremo molto felici di avere Current TV su Sky per altri tre anni.

Cordialmente,

Tom Mockridge

In allegato c’era anche un pdf con la proposta di accordo che Sky ha fatto a Current, in cui le cifre sono oscurate. Capisco i motivi, ma certo non aiuta a fare chiarezza su una vicenda in cui – apparentemente – i numeri sono importanti.

Personalmente, continuo a sperare che le parti giungano a un accordo, quale che sia la ragione dello scontro. Perché Current non è un canale che si vede sempre, ma è uno di quei canali che mi fa piacere sapere di avere a disposizione.

Salviamo Current

Gentile signor Mockridge,

le chiedo di ascoltare quelli che come me le stanno scrivendo per cercare di impedire la chiusura di Current.
Oltre che una voce libera nel panorama televisivo italiano (cosa rara in questo momento storico), Current rappresenta anche un canale dalla programmazione diversa e originale rispetto alla media dei vari canali visibili sia sul satellite che sul digitale terrestre.
Mi auguro che lei e i suoi collaboratori possiate cambiare idea e lasciare che Current continui a trasmettere.
Grazie
Questo qui sopra è il testo dell’email che ho spedito a Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky, per chiedergli di non chiudere Current TV. Pare che la questione sia una ripicca di Rupert Murdoch nei confronti di Al Gore, ma le spese le faremo noi, che perderemo un canale dalla programmazione diversa interessante e – stranamente – libero da condizionamenti.
Se anche voi pensate che sia giusto che Current continui a trasmettere, scrivete a tom.mockridge@skytv.it, diffondete la notizia su Facebook e su Twitter usando l’hashtag #salviamocurrent.
Grazie.
Ah, ovviamente siete liberi di usare il mio testo per l’email, se volete.

Copywritings

Quello che vedete qui sopra è un annuncio pubblicato a mezza pagina ieri sul Corriere della Sera. Lo stesso annuncio è comparso (a pagina intera) su La Stampa. Ne sono orgoglioso per più di un motivo, non ultimo il fatto che il titolo è opera del sottoscritto.

Il 12 giugno (se questa è la data) andate a votare e votate .

Luogocomunismi sul Giappone

Non conosco Lorenzo Barassi ma mi sembra giusto segnalare questo suo post (già ripreso da Diego Cajelli) in risposta a un articolo pubblicato da Corriere della Sera intitolato Il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno.

Io, sui luoghi comuni sul Giappone, ci ho fatto una tesi di laurea, e sapere che siamo ancora fermi a Ruth Benedict (quando va bene) mi fa davvero un po’ specie. Poi però vedo la home page di Repubblica, la confronto con quella della CNN e capisco un po’ di cose in più.

Mi chiamo Lorenzo Barassi e vivo a Kawasaki, nella periferia di Tokyo, e come molti italiani, leggo la vostra testata sul sito web corriere.it.

Sulla home page di oggi avete pubblicato un articolo dal titolo “il caos calmo di Tokyo in fila per fuggire sul treno”.

Credo di non aver mai letto un articolo cosi’ sconcertante e pieno di sciocchezze.

– Tokyo non e’ una citta’ in fuga.

- La gente esce normalmente di casa, va a lavorare, fa la spesa: conducono una vita normale, anche se ovviamente sotto un fortissimo stress emotivo.

- I livelli di radioattivita’ sono superiori alla norma, ma abbondantemente al disotto delle soglie considerate pericolose, e oggi tra l’altro soffia un vento fortissimo che sta facendo scendere le concentrazioni.

- Molti italiani hanno lasciato la citta’, altrettanti rimangono: sono tutte scelte personali e non dettate dall’Ambasciata, la quale per inciso, e’ molto presente e segue con attenzione gli eventi.

- Le file in Giappone sono endemiche, come le mascherine sul viso (e’ la stagione del polline) e gli inchini.

- Quando si salgono le scale mobili, e’ cortesia tenere la sinistra (a Osaka invece la destra), per far passare le persone che hanno fretta. Sempre.

- I giapponesi non credono al loro governo per definizione: non ne fanno un grosso problema e vivono la loro vita.

- Il premier Kan, alcuni uomini del suo esecutivo e molti giornalisti, nei giorni scorsi si sono pubblicamente imbestialiti con la TEPCO, per le scarse e vaghe informazioni. La cosa che pero’ adesso conta e’ risolvere il problema.

- Gli Shinkansen vengono puliti ogni volta che finiscono un viaggio e, francamente,  mi pare molto strano che il treno fosse in servizio a nord, visto che quella linea e’ interrotta da venerdi scorso.

- 450 km orari di velocita’ sulla linea ordinaria dello shinkansen, credo che sia il sogno degli ingegneri progettisti.

Mi sembra piu’ un racconto di fantascienza o l’imbastitura della sceneggiatura di un telefilm.

Non mi sembra un messaggio molto corretto da dare alle nostre famiglie in Italia: sono gia’ preoccupati, non credo sia il caso di aggiungere angoscia.

Siete il Corriere della Sera, non un blog qualunque e avete delle responsabilita’: mi auguro ne farete buon uso.

Un saluto dal Giappone,

Lorenzo Barassi

Baciami ancora: una recensione?

Ieri sera mi è capitato di vedere Baciami ancora di Gabriele Muccino. L’ultimo Bacio (film di cui questo è il seguito) mi era piaciuto discretamente, soprattutto per la qualità tecnica, più che per la storia. Nell’originale c’erano alcune implicazioni conservatrici nei personaggi che  mi avevano letteralmente messo i brividi, ma tant’è.

Comunque. L’idea che mi sono fatto di questo film è molto semplice: Muccino ha girato (non so se e quanto consapevolmente) un film comico, non drammatico. In tutto il film le situazioni, i tempi e spesso anche le battute sono esattamente quelli. La cosa è evidente se si prende la scena in cui Favino rifà Lino Banfi in maniera assolutamente perfetta (manca solo che dica “Madonna dell’Incoroneta”). E, se visto in quest’ottica, Baciami ancora guadagna  uno strato di profondità che è del tutto assente in una visione “normale”.

Altri appunti sparsi: Vittoria Puccini è bella la metà e brava un quinto rispetto a  Giovanna Mezzogiorno. Le due scene di sclero sono emblematiche (e un po’ impietose).

Per quasi tutto il film Giorgio Pasotti recita come se fosse Stefano Accorsi.

Ogni volta che si vedeva un attore correre, mi aspettavo che arrivasse in un modo o nell’altro al Mamiani.

Mia moglie ha decodificato come Muccino faccia recitare i suoi attori (fermo restando che per me è l’unico che è riuscito a far recitare Monica Bellucci – ma non ho visto Malena): li fa parlare come parla lui. Che è sempre meglio di come parlava il fratello.

P.S.: l’immagine è un omaggio a Lino Banksy, artista di streda ed è solo vagamente collegata al contenuto del post.

Farsi i film: Apple, i Beatles e Lost

La delusione che si legge in giro per la rete per l’annuncio di ieri di Apple, che ha portato i Beatles per la prima volta su un negozio elettronico mi ha fatto ragionare sulla costruzione dell’hype e sulle aspettative che la gente si fa in situazioni come questa. In pratica, costruire l’hype per qualcosa è fare in modo che chi riceve il messaggio si faccia un film. Il problema è che spesso il film che la gente si fa è in molti casi molto più grande, con un cast più ricco, con più effetti speciali e con una trama molto più figa della realtà. E quindi via di servizi cloud, streaming, cura per il cancro e unicorni marchiati Apple. E, quando scopre che la realtà non è il suo film, ci resta male e si sfoga in rete.

E questo mi porta alla seconda parte della mia riflessione: il finale di Lost. Io continuo a non capire come possa non essere piaciuto, ma è evidente che è così. E credo che, in una buona maggioranza dei casi, il motivo per cui il finale di Lost non è piaciuto è proprio per una questione di hype. O meglio delle conseguenze dell’hype: Lost è il perfetto esempio di come si costruisce un hype mostruoso e di come se ne può perdere il controllo. Tutta la serie è basata – tra le altre cose – sulla costruzione di un mondo in cui ci sono eventi specifici che gli hanno dato forma, ma questi eventi non ci vengono quasi mai raccontati direttamente e, quando questo avviene, ci viene raccontata solo una parte, solitamente legata a un personaggio specifico che ha avuto un ruolo in quell’evento (sì, sto pensando a Ben e al massacro della Dharma Initiaive, in particolare). Ci viene mostrato un particolare di un quadro più grande, ma il quadro più grande viene solo accennato. La realtà è che per la trama, quello che ci viene raccontato è la parte importante, visto che ha a che fare con i personaggi, che sono – il finale lo ha reso clamorosamente evidente – il centro e il punto di forza di Lost. Il resto non è fondamentale per quello che ci viene raccontato. Aggiunge fascino e mistero, ma non serve a capire meglio la storia. E qui entra in scena la macchina dell’hype: il pubblico si fa un film per riempire gli spazi. E pretende che il proprio film sia quello che chi ha scritto la storia. Più ci rifletto, più mi accorgo che durante Lost mi sono divertito un sacco a cercare di ricostruire la mitologia del mondo, tra Jacob, la Dharma, gli Altri e i naufraghi, ma questo esercizio, per quanto divertente, è fuorviante rispetto alla storia. Ed è sulla storia (o sulla notizia) che è necessario ragionare e costruirsi un parere, non su quello che costruiamo noi intorno a essa.