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Un punto di partenza

Non mi capita spesso di ricordare quello che sogno, ma alle volte succede qualcosa (di solito è una pizza lievitata male) e le memorie restano vivide fino al mattino successivo. In questo caso il glutine non c’entra nulla, ma mi è capitato di fare un sogno strano, un po’ confuso ma con un’immagine forte, visuale, perfetta per una doppia splash page. Appena tornato a Roma (ero in Portogallo) ho aperto Ommwriter e ho scritto la doppia splash in questione e so che la storia di cui dovrebbe far parte ha come titolo provvisorio “La città delle cose distrutte”.

Il problema, a questo punto, è che non ho altro se non quella doppia pagina. Potente, visuale, pratcamente perfetta, ma mi mancano i personaggi, le motivazioni, le conseguenze, la storia.

Se son rose, fioriranno…

Back from the other side

Ok, come è andata?

Bene, sembrerebbe. Nel senso che il professore sembrava soddisfatto del risultato (meno del fatto che gli studenti stiano entrando nella materia di studio una settimana prima della fine del modulo, ma tant’è). Per quanto mi riguarda, mi sembra di aver detto poche cose e piuttosto banali (oltre che aver parlato a scatti come sempre), ma magari sono i oche sono ipercritico e il fatto di aver studiato un po’ la materia mi porta a pensare che sto solo grattando la superficie, mentre in realtà qualcosa di intelligente l’ho capito e l’ho anche detto in modo chiaro (spero). Gli studenti comunque sembravano interessati. Ovviamente non siamo riusciti a far sentire tutto quello che avevo pensato (14 canzoni!) ma una buona parte sì, e già questo mi pare un motivo di soddisfazione. Inoltre mi sono divertito, e questo mi pare ancora di più motivo di soddisfazione.

Dall’altro lato della cattedra

Domani sarò a Villa Mirafiori a tenere una lezione con Sandro Portelli.

Si parlerà di Pretty Boy Floyd e di altri banditi nella canzoni di Woody Guthrie. Spero sinceramente di essere all’altezza.

Auguratemi in bocca al lupo.

Alla vecchia maniera

È un periodo che scrivo abbastanza, sia per lavoro che per conto mio. E proprio per una cosa mia sto ritrovando un piacere che sa un po’ di antico. Un po’ di tempo fa parlavo di un paio di software che rendono più comodo scrivere con il computer. Questa cosa invece la sto facendo alla vecchia maniera, con una buona penna a inchiostro liquido su un blocco di carta riciclata. È un lavoro un po’ diverso dal computer, perché potendo correggere più difficilmente bisogna essere più concentrati e fare meno errori. Per fare un paragone, la differenza è simile a quella che c’è tra il cinema e il teatro. Con carta e penna deve (più o meno) essere buona la prima. Con il computer la scena si può rifare all’infinito (tanto per essere un po’ meta, non sapete quanti errori di battitura ho fatto e corretto scrivendo questo post). E, per quanto io a teatro mi addormenti regolarmente, mi sto divertendo un sacco a pesare le parole una per una e a scrivere nel mio corsivo che capisco a malapena.

Ecco a voi Okami

In principio (e parlo di un sacco di anni fa, quando ho avuto la prima idea della storia) si doveva chiamare  I cinque anelli, e doveva essere una storia di vendetta ambientata nel Giappone contemporaneo. Avevo anche scritto qualche pagina di sceneggiatura – tra cui ricordo una scena ambientata in una sauna, probabilmente su ispirazione di Erinni. Ma qualcosa non funzionava. C’è voluto il consiglio di un amico disegnatore (con cui stavo lavorando a un’altra cosa) per dare la svolta decisiva alla storia.

“Perché non la fai diventare una storia di samurai?” mi ha detto.

In quel momento è scattato qualcosa. La semplice storia di vendetta è diventata nella mia testa qualcosa di più, una storia di un uomo fuori dal suo tempo, che cambia radicalmente la sua vita in un mondo che ha radicalmente cambiato la propria faccia nel giro di pochi anni.  Un uomo che riscopre la via del guerriero e che si oppone a modo suo alla modernizzazione del suo paese. Un uomo che scopre che la sua via è la morte.

Okami.

Le tavole che trovate dopo il salto sono di Fabio Costante, un disegnatore di grande talento (non sono io a dirlo, basta guardare le tavole per capirlo) a cui ho chiesto di provare a schizzare qualcosa e che mi ha ricompensato con quello che vedete qui sotto e che, mi pare di capire, si è anche abbastanza appassionato alla mia storia.

Quello che manca a questa storia è il lieto fine. Abbiamo bisogno di un editore che ci permetta di raccontare tutta la storia. Qualcuno che accetti la sfida e che ci pubblichi. Questo è un modo in più per cercarlo e, allo stesso tempo, per capire se il mio entusiasmo per questa storia (e per le tavole di Fabio) è giustificato. Perciò che siate editori e volete pubblicarci, o che siate lettori e volete dirmi che ne pensate, i commenti sono a vostra disposizione.

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Un po’ di autopromozione…

…magari qualcuno che trova interessante questa cosa si trova. Oggi questo, nei prossimi giorni qualche altra cosa.

Non trattenete il fiato

La testa e il tempo in questo momento sono altrove e il blog latita.
Tornerò, prima o poi.

Ma nel frattempo sono in pausa.

Pretty Boy…

Una lezione che ho imparato in questi giorni

Lavoriamo per vivere, non il contrario.

Ricordatevelo sempre, datemi retta.

(l’immagine è di una splendida maglietta di Threadless)

Photoshop o fine del mondo?

AGGIORNAMENTO: pare trattarsi di un missile russo andato in vacca. Vabbé…