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Non è razzismo

“Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c’erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così”.

Allora la domanda è: se non è razzismo, che cosa è? Vorrei una spiegazione chiara, precisa e puntuale, please.

Il vero problema è che ormai, certe cose ci sono entrate sottopelle, non sono nemmeno frutto di un atto consapevole, e sono ritenute “normali” quando in realtà sono aberranti.

Aggiungiamoci pure la storiaccia di Firenze e rispondete a una domanda: possiamo ancora considerarci (se mai lo siamo stati) un paese non razzista?

(fonte)

Elegia per cappuccino e cornetto

Qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare qual è la scelta che, da oggi, ha portato alla chiusura del bar di Castroni a Via Ottaviano.

Perché io proprio non riesco a capirla.

R.E.M.

Mi è capitato pochissime volte di sognare un gruppo musicale. In una di queste ero nel backstage di un teatro (o in prima fila, non ricordo con esattezza) vuoto e Michael Stipe cantava la canzone qui sopra.Praticamente solo per me.

Mi è capitato diverse volte che il caso mi offrisse la canzone perfetta al momento giusto. Una di quelle volte è stato per il mio secondo esame universitario, storia moderna. Telefono a Radio Rock per chiedere una canzone di buona fortuna e il dj dell’epoca mi spara Try Not to Breathe. Perfetta e al momento giusto.

Mi è capitato una volta sola di sentirmi male a un concerto. Al Palaeur, dopo essere stato pressato e sballottato per un’ora durante il live dei Grant Lee Buffalo. Parte What’s the Frequency, Kenneth? e il pubblico si muove ancora di più. Non resisto, mi faccio tirare su, le mani dei miei vicini mi sorreggono fin oltre la transenna. Rientro, mi sposto un po’ più indietro e mi godo uno dei concerti più belli della mia vita. Dopo essermi anche sentito nel video di Drive.

Grazie a Michael Stipe, Mike Mills, Peter Buck e Bill Berry per tutti questi ricordi e per tutto il resto.

So long, Big Man

Una delle prima immagini di Bruce Springsteen che mi ricordi  risale al concerto dello Stadio Flaminio nel 1988, il primo dei sette concerti che finora ho visto del Boss (e spero che questo numero continui a crescere). Sono passate quasi quattro ore dall’inizio: noi sul prato siamo a pezzi, Bruce continua a fare le capriole. E accanto a lui, un gigante nero il cui bicipite è più grande del sassofono che suona. All’epoca non sapevo chi fosse Clarence Clemons, ma da allora il suo suono è parte del mio bagaglio musicale.

Oggi Clarence se ne è andato. E io so due cose: la prima è che il suono della E Street Band non sarà più lo stesso di prima. La seconda è che il suono della E Street Band rimarrà per sempre, anche (forse soprattutto) grazie al sax di Big Man.

Entusiasmo a mille

È che di solito sono un tipo pacifico. Mi arrabbio raramente e rifuggo la violenza in qualsiasi forma (anche perché credo che avrei la peggio in 9 casi su 10). Nella mia vita c’è stato un solo momento in cui avrei volentieri ucciso un uomo. È stato parecchi anni fa quando ho tolto il dente del giudizio. È stata un’operazione lunga e complicata (il dente aveva una radice in più del normale ed era bello infilato nella gengiva) e durante tutto il tempo in cui l’omino stava smucinando nella mia bocca con pinze e quant’altro, fischiettava la canzone di cui sopra.

Immaginate quindi il mio entusiasmo visto che oggi devo andare dal dentista per vedere che si può fare dopo che il canino da latte che avevo in bocca da sempre (lunga storia) è caduto.

This song of freedom

…e poi, dopo dodici ore di lavoro di domenica, ti metti in macchina, accendi la radio e parte questa. E la tua giornata, almeno un po’, gira.

Ritratto delle mie vacanze…

Una lezione che ho imparato in questi giorni

Lavoriamo per vivere, non il contrario.

Ricordatevelo sempre, datemi retta.

(l’immagine è di una splendida maglietta di Threadless)

Potrebbe andare meglio

E’ stato uno di quei giorni così. Per fortuna è finito.