Appena ho visto la campagna del PD mi è venuto in mente questo.
(Inkiostro propone altre varianti)
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Etichette blogfriends, deliri di onnipotenza, oh my web!, politica?
Qualche post fa ho parlato della Bloody Sunday e ho ricordato di quando sono stato a Derry e di come mi avessero colpito i murales di Bogside. Ebbene, stamattina ho casualmente ritrovato il cd che conteneva le foto che avevo fatto quel pomeriggio. E trovo giusto ripubblicarle.
Aggiungo una piccola riflessione legata a Roma: ho visto una scritta equivalente a quelle della foto qui sopra sia a Garbatella, quartiere notoriamente rosso che in Prati, notoriamente nero. La vicinanza alla causa irlandese è una delle poche cose che unisce (univa?) destra e sinistra. E comunque sia “You are now entering free Garbatella” che “You are now entering free Prati” suonano decisamente ridicoli, sia come estetica, che come eredità storica.
Di Derry avevo parlato nella vecchia incarnazione del blog – purtroppo le foto non ci sono più, ma se le ritrovo, vedrò di rimetterle – e a quel post vi rimando per le mie idee.
Mi chiedo solo se vedremo mai qualcosa di simile (anche a quasi 40 anni di distanza) in Italia su, per dire, i fatti Genova o sulla morte di Giorgiana Masi.
Chiunque si interessi almeno un po’ dell’impatto ecologico che ha sul pianeta ha visto (o, se non l’ha fatto, dovrebbe vedere) The story of stuff, un interessante documentario di Annie Leonard che racconta il ciclo di vita (e di morte) degli oggetti. Scopro oggi che il progetto è cresciuto e che c’è almeno un altro film da vedere, The story of bottled water. Lo potete vedere seguendo il link o qui sotto.
Per quanto mi riguarda, non compro più acqua in bottiglia per casa (se sono fuori, capita ancora, anche se cerco di limitarmi il più possibile), e supplisco alla mancanza con la Brita (per togliere il coro e al tre zozzerie all’acqua)e il Sodastream (per il gas).
“It attacks the very principles of freedom on which the Internet is built. Common sense dictates that only the person who films and uploads a video to a hosting platform could take the steps necessary to protect the privacy and obtain the consent of the people they are filming. European Union law was drafted specifically to give hosting providers a safe harbor from liability so long as they remove illegal content once they are notified of its existence. The belief, rightly in our opinion, was that a notice and take down regime of this kind would help creativity flourish and support free speech while protecting personal privacy. If that principle is swept aside and sites like Blogger, YouTube and indeed every social network and any community bulletin board, are held responsible for vetting every single piece of content that is uploaded to them – every piece of text, every photo, every file, every video – then the Web as we know it will cease to exist, and many of the economic, social, political and technological benefits it brings could disappear.”
Questo è ciò che dice Google riguardo alla condanna che tre suoi dirigenti hanno subito. Condanna ridicola e per la quale tutti siti del mondo ci stanno giustamente prendendo per il culo. Come se non bastasse Berlusconi, troviamo modi sempre nuovi e creativi per farci ridere appresso…
Gianmarco Mazzi, il direttore artistico di San Remo, tuona contro il meccanismo del televoto:
“Il televoto sembra uno strumento democratico ma non lo è perché avvantaggia artisti di derivazione televisiva”.Come dire che se stai tanto in televisione, poi sei avvantaggiato quando la gente è chiamata a votare.Cazzo, c’è voluto San Remo per capirlo.

Sapete qual è la cosa inquietante? È che mi sono chiesto se fosse vera. E che non sarei troppo sorpreso se lo fosse.
(via Diegozilla)
Riprendo da Sasaki e aggiungo solo una cosa. Se non sapete l’inglese imparatelo. È una lezione su cosa conta davvero e una piccola luce in un momento di oscurantismo, intolleranza e omofobia.
AGGIORNAMENTO: dopo il salto la traduzione, non mia ma di una mia amica su Facebook. Così non dovete nemmeno imparare l’inglese, pigroni che non siete altro.
La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.
Alessandro Portelli, sul manifesto e sul suo blog.