Archivi delle etichette: serie serie tv

Guilty pleasures: Hell’s Kitchen

Ok, lo ammetto: faccio il figo quando parlo di serie TV. Parlo di cose intellettuali, di serial per la TV via cavo e mi bullo della qualità delle mia visioni.

Ma, come tutti, ho anche io le mie perversioni. Una di queste è un reality show a tema culinario. Due squadre di cuochi si giocano un premio, come un posto da capocuoco in un grande ristorante e devono affrontare Gordon Ramsay, cuoco di fama internazionale. Il quale passa la maggior parte del suo tempo a insultarli, prenderli a parolacce o a buttare i piatti prodotti che non raggiungono gli standard richiesti. La bellezza di questo show sta nel fatto che ha tutte le caratteristiche dei migliori reality show americani, che, per chi non lo sa, sono profondamente diversi da quelli che siamo abituati a vedere in Italia. Non sono in diretta, sono costruiti e montati con un ritmo quasi da telefilm e il focus è principalmente sulla gara (o sullo scopo dello show). Non c’è il dibattito e le vicende extra-trama (che in Italia occuperebbero ore e ore di dibattiti e di opinionisti. Esempio: in una puntata due concorrenti flirtano tra loro in una vasca idromassaggio. Ora, lì la questione viene risolta in pochi secondi secchi, tre inquadrature e via a cucinare. In Italia la questione avrebbe occupato ore e ore di dibattiti in studio, con fidanzati, figli, Platinette (che, voglio ricordarlo, ci assolve da tutti i mali). In America si rimane sempre e solo sulle vicende.

Altra cosa: i promo. Hell’s Kitchen ha i migliori promo che si possano vedere in televisione. Creano una tensione incredibile e ti lasciano con la bava alla bocca per la puntata successiva. Il solo problema è che spesso le immagini sono montate ad arte e che, nella puntata successiva, quello che sembrava una parte fondamentale della puntata, occupa sì e no un paio di minuti. So benissimo che è ingannevole e poco onesto, ma lo trovo assolutamente geniale ed è uno dei motivi che mi fanno piacere questa trasmissione.

Fate come volete, ma io di questo show, non mi perdo una puntata!

Panoramica di metà stagione – Parte 2

Seconda parte della rassegna delle mie serie televisive. Here we go!

The Walking Dead: boh. Non è fatta male, il tema è affascinante e ben reso, il pilot è davvero notevole. C’è Sarah Wayne Callies. Ma non sfonda. Non riesce a convincermi del tutto. Vediamo che succederà nella seconda stagione, che tra l’altro avrò 13 episodi, quindi un po’ più di spazio per raccontare la sua storia.Voto: 6.5

Life Unexpected: il vero peccato è che la serie è (a meno di miracoli) già stata cancellata. Ed è un peccato perché il livello della prima stagione era stato mantenuto tutto, e anzi il nuovo personaggio di Emma Caulfield (tra l’altro mai così bella) è servito per aggiungere profondità agli altri protagonisti. Diciamo che continuo a sperare in un inaspettato (e difficile) rinnovo, ma la vedo dura. Voto: 7.5

The Pacific: kolossal, in tutti i sensi. Grandi scenari, grandi riprese, grande fotografia (anche se Spielberg dopo Salvate il Soldato Ryan va in automatico sulle scene di guerra), grande retorica, non solo sugli aspetti roboanti, ma anche sulle bassezze della guerra. 10 episodi da vedere, ma probabilmente non una serie che rimarrà nella storia. Voto: 7.5

Mad Men: e pensare che il primo episodio mi era sembrato lento e noioso. Ringrazio me stesso per aver deciso di dargli una seconda possibilità. Un capolavoro sotto tutti gli aspetti possibili, e quest’ultima stagione lo dimostra ancora una volta, con un paio di episodi (e un finale) assolutamente strepitosi. Don Draper is the man, senza alcun dubbio. Voto: 9

(sempre grazie a Itasa per l’immagine)

Panoramica di metà stagione – Parte 1

Ed eccoci arrivati al fatidico momento di metà stagione, in cui si iniziano a tirare i primi bilanci della stagione televisiva. Rispetto all’anno scorso ho visto parecchia ameno roba (o almeno così mi pare prima di fare un elenco completo) e di Romanzo Criminale ho già parlato. Qui il resto.

Lie to Me: Sky ha trasmesso la seconda parte della seconda stagione di questa serie, e il livello è rimasto lo stesso della prima parte, con trame serrate, buoni personaggi di contorno e Tim Roth che gigioneggia e domina la scena. Non male davvero. Voto: 8

The Vampire Diaries: alla fine della prima stagione avevo pensato di abbandonare questa serie. E avrei fatto male, visto che questo teen drama ha trovato una sua direzione e che il cast ha iniziato a carburare. Ian Somerhalder è perfetto nel ruolo del bastardo e Nina Dobrev (che pensavo fosse stata scelta solo perché è lo stesso tipo fisico di Katie Holmes) è ottima nel suo doppio ruolo. Voto: 7.5

Glee: ho come l’impressione che Glee abbia deciso di cambiare tono. La serie sembra essere rientrata nei ranghi del genere (school drama con momenti comedy) quando l’anno scorso ne era completamente fuori. Il tono è un po’ più serio, ma la qualità media non ne ha risentito.  Voto: 7.5

Weeds: la serie estiva per eccellenza degli ultimi anni. Cambia lo scenario ancora una volta ed è una boccata di aria fresca dopo un paio di stagioni abbastanza stanche. Mary-Louise Parker è strepitosa. Voto: 7.5

Fringe: continuo a ripetermi il mantra “Speriamo che non svacchi come Alias, speriamo che non svacchi come Alias” perché alla terza stagione la serie ha preso il suo ritmo ed è davvero una gran bella visione. È una delle poche serie che voglio vedere subito. Personalmente ho un debole per Anna Torv che aggiunge valore al tutto. Sperismo che il passaggio al venerdì non uccida gli ascolti. Voto: 8

Grey’s Anatomy/Private Practice: o visto le prima puntate delle nuove stagioni delle serie di Shonda Rhimes (le seguo in italiano). Andiamo avanti come al solito, cioè una visione piacevole e che non impegna troppo. Continuo ad avere un debole per Kate Walsh e questo mi fa preferire leggermente Private Practice, ma in sostanza il giudizio è unico (e positivo) per tutte e due le serie. Voto: 7+

(grazia a Itasa per l’immagine)

continua…

Romanzo Criminale: la Serie (con la S maiuscola)

Sì certo ci saranno stati Il Segno del Comando, Andromeda o quello che volete, ma la mia generazione è cresciuta a suon di telefilm americani. Il nostro paesaggio visivo è senza dubbio quello che va da Happy Days, ai Chips, a Saranno Famosi e arriva a X-Files, Buffy, 24 e Lost, o addirittura a prodotti come The Wire o i Soprano, che hanno budget e produzioni quasi cinematografiche. Perciò è con quel tipo di immaginario che bisogna confrontarsi quando su parla di una serie italiana. E in moltissimi casi il confronto è impietoso sotto tutti i punti di vista.

Poi ci sono le eccezioni, che in questi ultimi anni hanno un tratto in comune: Sky. Romanzo Criminale è il migliore esempio da questo punto di vista e la seconda stagione entra di prepotenza  nel mio elenco delle migliori serie in assoluto. Una realizzazione che non ha nulla da invidiare alle serie di oltreoceano sotto tutti i punti di vista. Regia, fotografia, sceneggiature, attori sono tutti a grandi livelli. La seconda stagione che si è appena conclusa racconta la dissoluzione della banda della Magliana dopo la morte del Libanese. Dopo l’ascesa e il trionfo della prima stagione (e la costruzione di personaggi che per quanto negativi avevano delle connotazioni epiche, con tutte le conseguenze di cui parla il Rrobe) qui si racconta la caduta e i personaggi mostrano tutti il loro lato peggiore. Dandi è un vigliacco, Bufalo è fuori di testa, Scrocchiazeppi è un perdente nato, Scialoja è tutt’altro che uno stinco di santo. L’unico che mantiene un certo fascino romantico è il Freddo, ma è chiaro che il suo personaggio è un vaso di coccio circondato da vasi di ferro. E in questo contesto di reciproco sospetto si consuma la fine della banda. Il tutto girato alla grande con dialoghi forti e incisivi, scene crude (sia dal punto di vista della violenza, sia da quello del sesso)  e azione serrata. In particolare è Alessandro Roja che domina la scena. Il Dandi ha delle scene assolutamente clamorose, in particolare il duello verbale con Scialoja prima del matrimonio con Patrizia è da manuale. L’unico dubbio che ho è che un non romano non sia in grado di cogliere alcune sfumature del linguaggio, ma certo anche chi non è di Baltimora, si è perso qualcosa di The Wire.

Il risultato finale è, come dicevo, di qualità altissima, degna delle migliori serie americane. E sono curioso di vedere come reagiranno gli americani, quando la vedranno, visto che proprio HBO, la rete che trasmette alcune tra le serie migliori sulla piazza ne ha acquisito i diritti. Insomma, per come la vedo io Romanzo Criminale è sicuramente la serie migliore che abbia visto in questa prima metà stagione e di sicuro una delle migliori che abbia visto in questi ultimi anni. Il mio consiglio è di scegliere questa serie, se volete vederne una sola in questo periodo.

Farsi i film: Apple, i Beatles e Lost

La delusione che si legge in giro per la rete per l’annuncio di ieri di Apple, che ha portato i Beatles per la prima volta su un negozio elettronico mi ha fatto ragionare sulla costruzione dell’hype e sulle aspettative che la gente si fa in situazioni come questa. In pratica, costruire l’hype per qualcosa è fare in modo che chi riceve il messaggio si faccia un film. Il problema è che spesso il film che la gente si fa è in molti casi molto più grande, con un cast più ricco, con più effetti speciali e con una trama molto più figa della realtà. E quindi via di servizi cloud, streaming, cura per il cancro e unicorni marchiati Apple. E, quando scopre che la realtà non è il suo film, ci resta male e si sfoga in rete.

E questo mi porta alla seconda parte della mia riflessione: il finale di Lost. Io continuo a non capire come possa non essere piaciuto, ma è evidente che è così. E credo che, in una buona maggioranza dei casi, il motivo per cui il finale di Lost non è piaciuto è proprio per una questione di hype. O meglio delle conseguenze dell’hype: Lost è il perfetto esempio di come si costruisce un hype mostruoso e di come se ne può perdere il controllo. Tutta la serie è basata – tra le altre cose – sulla costruzione di un mondo in cui ci sono eventi specifici che gli hanno dato forma, ma questi eventi non ci vengono quasi mai raccontati direttamente e, quando questo avviene, ci viene raccontata solo una parte, solitamente legata a un personaggio specifico che ha avuto un ruolo in quell’evento (sì, sto pensando a Ben e al massacro della Dharma Initiaive, in particolare). Ci viene mostrato un particolare di un quadro più grande, ma il quadro più grande viene solo accennato. La realtà è che per la trama, quello che ci viene raccontato è la parte importante, visto che ha a che fare con i personaggi, che sono – il finale lo ha reso clamorosamente evidente – il centro e il punto di forza di Lost. Il resto non è fondamentale per quello che ci viene raccontato. Aggiunge fascino e mistero, ma non serve a capire meglio la storia. E qui entra in scena la macchina dell’hype: il pubblico si fa un film per riempire gli spazi. E pretende che il proprio film sia quello che chi ha scritto la storia. Più ci rifletto, più mi accorgo che durante Lost mi sono divertito un sacco a cercare di ricostruire la mitologia del mondo, tra Jacob, la Dharma, gli Altri e i naufraghi, ma questo esercizio, per quanto divertente, è fuorviante rispetto alla storia. Ed è sulla storia (o sulla notizia) che è necessario ragionare e costruirsi un parere, non su quello che costruiamo noi intorno a essa.

Banksy + Simpsons (fate voi…)

Non sono un grande esperto di arte, ma una cosa la so: Banksy mi piace un sacco. E adoro i Simpson.

Perciò potete capire quanto mi esalti la combinazione dei due elementi.

Sei anni fa

Do the math

Glee+Bruce Springsteen+Jimmy Fallon+John Hamm+Jorge Garcia+Nina Dobrev+altri=

Panoramica di fine stagione – Parte 3

The Wire: come l’anno scorso per The Shield, ho passato le vacanze di natale a recuperare una serie di cui avevo sentito parlare bene. E, porca miseria se gli entusiasmi eran giustificati. Cinque stagioni serrate con un unico vero protagonista, la città di Baltimora, esaminata ogni volta sotto un diverso aspetto. Il genere di copertura è il poliziesco, ma in realtà si parla di tutto con attori straordinari e ritmo molto poco da serie e molto da realtà. Ecco, se proprio gli devo trovare un difetto è che alle volte The Wire è fin troppo realistica (pare che  criminali la guardassero per imparare come fregare la polizia), e questo ogni tanto mi faceva saltare la sospensione dell’incredulità. Obbligatorio guardarla in inglese (se non ci credete guardate qua i due filmati a confronto). Voto: 9

Luther: non sono un esperto di serie british, e non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Luther. Pensavo che fosse una serie storica e l’unica certezza che avevo era la presenza di Idris Elba, lo Stringer Bell di The Wire. Mi sono trovato davanti a una miniserie poliziesca (sono a metà delle 6 puntate previste) inquietante sia per le trame sia – soprattutto – per come è girata. Gli attori sono tutti straordinari e l’accento inglese aggiunge fascino al tutto. Voto: 8

Treme: la nuova fatica del team che ha creato The Wire è ambientata a New Orleans nel dopo-uragano. I protagonisti sono musicisti e altri personaggi che cercano di ricostruire la loro vita. Sono indietro rispetto alla programmazione normale e ancora non sono in grado di esprimere un giudizio completo e motivato, ma le prime impressioni sono più che positive. Voto: 8

Grey’s Anatomy: assolutamente business as usual. Sempre i soliti ritmi, sempre le solite dinamiche, sempre i soliti piacevoli personaggi. Il che non è un male, sia chiaro. Grey’s si candida  per molti versi a diventare il nuovo E.R.,  con una virata verso la soap che quest’ultima aveva preso solo nelle ultime stagioni. Comunque, finché ci saranno Cristina Yang e Callie Torres, per me si può tranquillamente andare avanti. Voto: 7

Private Practice: finalmente lo spinoff di Grey’s Anatomy ha una sua direzione precisa. Che peraltro è simile a quella della serie genitrice. Una soap opera di ambiente medico, in cui i personaggi sono sempre ben scritti e ben recitati. Aggiungeteci una freschezza leggermente maggiore e Kate Walsh, che per me è una delle donne più belle al mondo e capirete che per me siamo di fronte a una serie più che buona. Voto: 7

(ancora una volta grazie a Itasa per l’immagine)

Panoramica di fine stagione – Parte 2

Spartacus – Blood and Sand: sangue, gnocca e slow-motion. Ma sotto la superficie testosteronica c’è anche una trama solida, dei buoni attori (John Hurt su tutti) e una visione del mondo romano non filtrata dal politically correct. Una rete di trame e di ricatti che si mischiano con i combattimenti sanguinosi dei gladiatori. Il finale di stagione è un vero e proprio bagno di sangue. Peccato che la seconda stagione sia stata rinviata per la malattia del protagonista (ma Starz sta preparando un prequel per riemipre l’attesa). Un’ottima sorpresa. Voto: 8 -

Glee: la prima parte della stagione è stata assolutamente spettacolare. La ripresa dopo la pausa finora non è riuscita a tenere sempre gli stessi livelli. Un paio di puntate si sono rivelate deboli sia dal punto di vista della trama che da quello dei numeri musicali. Sue Sylvester è sempre più dominante e non sono sicuro che questo sia necessariamente positivo per la serie, che aveva nell’equilibrio tra le varie trame (e tra le trame e la musica) uno dei suoi punti di forza. Detto questo, la media dello show rimane elevata con punte ottime, come la puntata diretta da Joss Whedon con Neil Patrick Harris come guest star. Voto: 8

90210: vale lo stesso discorso di The Vampire Diaries, cioè è iniziata (molto) meglio di come è finita. Il che è un po’ un peccato, visto che era cominciata piuttosto bene. Il finale è decisamente debole, tanto che non sono sicuro di voler proseguire con la terza stagione, cosa che non avrei mai detto fino alle ultime puntate. Lo sviluppo di quasi tutte le trame è debole e un po’ telefonato e i personaggi non hanno guizzi. Un’occasione sprecata. Voto: 6,5

Lie to me: seconda stagione col botto. La mano di Shawn Ryan si vede, eccome. Tim Roth è come sempre monumentale e anche il resto del cast regge il confronto. Le trame sono molto più interessanti rispetto alla prima stagione e invece di essere episodi isolati in stile CSI ci troviamo di fronte a una trama leggermente più orizzontale e a un grande approfondimento dei caratteri. Ho già detto che Tim Roth è monumentale? Voto: 8

FlashForward: la perfetta dimostrazione che si può provare a imitare Lost, ma se si copiano solo le sue meccaniche superficiali senza capire che la vera forza di una serie sono i suoi personaggi, il risultato sarà fallimentare. L’idea di base era anche interessante (il futuro è già scritto o siamo padroni del nostro destino?), peccato che lo svolgimento sia debole e confusionario e che i personaggi siano monodimensionali a dire troppo. Cancellata (giustamente) dopo la prima stagione. Voto: 5

(grazie sempre a itasa per l’immagine)

continua…