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Lou Reed & Metallica – Lulu

Un tempo ero in una band. Cantavo. Di solito provavamo in una sala prova nota come “Er Teschio” (che grazie a Google scopro avere addirittura una pagina MySpace), con due salette prove di tre metri per quattro scavate dentro la roccia praticamente viva del colle del Quirinale. In cinque lì dentro, con gli amplificatori a palla, si sudava e produceva musica abbastanza pessima. La cosa divertente era appendere un vecchio registratore a cassette alla rete che copriva l’insonorizzazione sul soffitto e premere REC, per poter riascoltare a mente fredda la session. Di solito il risultato era abbastanza esilarante, con punte di elevato trash (non inteso come genere musicale).

Tutto questo per dire che il disco di Lou Reed e dei Metallica, che potenzialmente poteva essere decisamente interessante, a un primo ascolto sembra la versione 2011 delle cassetta nel registratore appeso in mezzo alla sala prove. Ne ho ascoltato metà, perciò mi riservo il diritto di cambiare radicalmente idea se il finale si rivelasse sorprendente, ma finora il risultato mi pare abbastanza imbarazzante. Lou Reed canta a caso sulle basi che i quattro metallari suonano, come se stessero provando e avessero deciso di pubblicare le prove. E io mi rendo conto che la differenza tra i Metalmeccanica e i professionisti è che noi ci risentivamo le cassette e ci ammazzavamo dalle risate, loro ci pubblicano i dischi e (presumibilmente) ci fanno dei soldi sopra.

Oppure è un capolavoro assoluto e io non sono in grado di capirlo (cosa che è sempre possibile).

UPDATE 27/10: a quanto pare anche bastonate è d’accordo con me.

Sick Puppy, DAT 10, October 11, 1990

11 ottobre 1990 (esattamente 21 anni fa, guarda le coincidenze cosmiche). Gli U2 sono a Berlino, negli Hansa Studios. Stanno provando Sick Puppy, la versione primordiale di Mysterious Ways. Edge fa sentire alla band due idee per un bridge. La prima è dimenticabile e viene – giustamente – dimenticata. Siamo al minuto 21.23 del DAT 10 delle session. Edge attacca quattro accordi. La minore, Re, Fa, Sol.

E tu che ascolti, esattamente 21 anni dopo, hai un brivido lungo la schiena. Sul momento pensi che quei quattro accordi funzionino nella canzone che stai ascoltando, ma che il risultato finale che hai ascoltato tante volte sul disco è meglio. Ma, alla terza ripetizione di quel bridge, capisci che quei quattro semplici accordi sono molto di più.

Sono One.

Che nasce così dal nulla. E che tu hai la fortuna di sentire nel momento esatto in cui diventa qualcosa. Hai appena assistito a una magia. Quattro semplici, maledetti, accordi in croce, che stanno per diventare una canzone fondamentale in un album fondamentale. Grazie a Davis Guggenheim, che ha girato From the Sky Down. Anche solo per questo vale la pena di vedere questo film.

Nevermind 20 anni dopo

Qualche tempo fa su Bastonate è uscita una raccolta di ricordi più o meno illustri sul primo e l’ultimo ascolto di Nevermind, il disco dei Nirvana che ha cambiato la musica egli anni ’90 (pochi cazzi, è così) e che in questi giorni festeggia i 20 anni.

Da quel post è nato un piccolo libro che raccoglie altri ricordi più o meno illustri, tra cui anche il mio (se siete curiosi, è a pagina 123).

Qui lo potete scaricare in pdf.

Qui lo potete scaricare in epub.

Buona lettura e, se vi va, fatemi sapere che ne pensate del mio piccolo pezzo. O anche no, se preferite così.

R.E.M.

Mi è capitato pochissime volte di sognare un gruppo musicale. In una di queste ero nel backstage di un teatro (o in prima fila, non ricordo con esattezza) vuoto e Michael Stipe cantava la canzone qui sopra.Praticamente solo per me.

Mi è capitato diverse volte che il caso mi offrisse la canzone perfetta al momento giusto. Una di quelle volte è stato per il mio secondo esame universitario, storia moderna. Telefono a Radio Rock per chiedere una canzone di buona fortuna e il dj dell’epoca mi spara Try Not to Breathe. Perfetta e al momento giusto.

Mi è capitato una volta sola di sentirmi male a un concerto. Al Palaeur, dopo essere stato pressato e sballottato per un’ora durante il live dei Grant Lee Buffalo. Parte What’s the Frequency, Kenneth? e il pubblico si muove ancora di più. Non resisto, mi faccio tirare su, le mani dei miei vicini mi sorreggono fin oltre la transenna. Rientro, mi sposto un po’ più indietro e mi godo uno dei concerti più belli della mia vita. Dopo essermi anche sentito nel video di Drive.

Grazie a Michael Stipe, Mike Mills, Peter Buck e Bill Berry per tutti questi ricordi e per tutto il resto.

So long, Big Man

Una delle prima immagini di Bruce Springsteen che mi ricordi  risale al concerto dello Stadio Flaminio nel 1988, il primo dei sette concerti che finora ho visto del Boss (e spero che questo numero continui a crescere). Sono passate quasi quattro ore dall’inizio: noi sul prato siamo a pezzi, Bruce continua a fare le capriole. E accanto a lui, un gigante nero il cui bicipite è più grande del sassofono che suona. All’epoca non sapevo chi fosse Clarence Clemons, ma da allora il suo suono è parte del mio bagaglio musicale.

Oggi Clarence se ne è andato. E io so due cose: la prima è che il suono della E Street Band non sarà più lo stesso di prima. La seconda è che il suono della E Street Band rimarrà per sempre, anche (forse soprattutto) grazie al sax di Big Man.

800%

Internet è un covo di pazzi. Cosa diavolo spinge una persona qualsiasi a prendere un pezzo di Justin Bieber (che io continuo a non sapere chi cazzo sia) e ralentarlo dell’800%? Cosa?

Quello che stupisce, però, è che il risultato sia una roba spettacolare, 35 minuti in pieno stile Sigur Ros.

La gente sono matti fracichi…

(ovviamente via inkiostro)

Tramps like us

Happy birthday, Boss.

Strani incastri

Allora, stamattina mentre ero in motorino mi è tornata in mente Omaggio, Tributo, Riconoscimento di Frankie HI-NRG, che potete ascoltare qui sotto.

Tutto bene. Arrivo a studio, trovo un link di Inkiostro a Unhear It, un sito che dovrebbe servire a toglierti dalla testa quelle canzoni che ti si parcheggiano nel cervello, usando la tecnica del chiodo scaccia chiodo. Mi dico “Ok, proviamo.” Seguo il link e la canzone che parte è questa:

Poi uno dice che il caso esiste…

Do the math

Glee+Bruce Springsteen+Jimmy Fallon+John Hamm+Jorge Garcia+Nina Dobrev+altri=

The Bit Side of the Moon

Adoro i Pink Floyd e sono cresciuto con i computer a 8 bit, perciò questa Bit Side of the Moon per me rappresenta l’unione perfetta di due mondi.

La potete ascoltare su Youtube (sfruttate la nuova funzione di riproduzione automatica)e, se volete, la scaricate da qui.

Semplicemente meraviglioso.

(grazie a inkiostro, come sempre)