Minority (I wanna be)

Parlare di politica in questi giorni è, più che altro, deprimente.

Nel senso che mi mette una immensa tristezza dover essere contento per una decisione della Corte Costituzionale su una materia che, in un paese normale, non avrebbe nemmeno motivo di essere discussa. Tra l’altro, non mi interessa nemmeno troppo sapere se il nostro Presidente del Consiglio (tessera P2 numero 1816, è sempre bene ricordarlo) finirà o meno in prigione; lo decidano i giudici, questo. Io mi accontenterei di non averlo più a capo del governo.

Mi mette tristezza anche l’opposizione che si affretta a spostare l’attenzione da un argomento forte che avrebbe per tentare di eliminare il suddetto tesserato 1816, affermando di non voler chiedere le dimissioni del Presidente, verso i (volgari e deprecabili, sia chiaro) insulti a una parlamentare. Quando si dice il dito e la luna… Aggiungo che i venti (o quanti sono) deputati assenti durante il voto dello scudo fiscale, che avrebbero potuto bocciare la legge, dovrebbero, se avessero un pizzico di dignità, almeno fare il gesto di rimettere il proprio andato (poi magari respingi le dimissioni, ma il gesto sarebbe giusto).

Insomma, se la maggioranza è questa, io preferisco di gran lunga la mia posizione di minoranza. Se abbiamo Bossi e Calderoli ministri della Repubblica, vale tutto.

P.S.: hanno dato il Nobel per la pace Obama. Mi fa anche piacere, sia chiaro, ma perché?

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