Panoramica di fine stagione – Parte 3

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The Wire: come l’anno scorso per The Shield, ho passato le vacanze di natale a recuperare una serie di cui avevo sentito parlare bene. E, porca miseria se gli entusiasmi eran giustificati. Cinque stagioni serrate con un unico vero protagonista, la città di Baltimora, esaminata ogni volta sotto un diverso aspetto. Il genere di copertura è il poliziesco, ma in realtà si parla di tutto con attori straordinari e ritmo molto poco da serie e molto da realtà. Ecco, se proprio gli devo trovare un difetto è che alle volte The Wire è fin troppo realistica (pare che  criminali la guardassero per imparare come fregare la polizia), e questo ogni tanto mi faceva saltare la sospensione dell’incredulità. Obbligatorio guardarla in inglese (se non ci credete guardate qua i due filmati a confronto). Voto: 9

Luther: non sono un esperto di serie british, e non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Luther. Pensavo che fosse una serie storica e l’unica certezza che avevo era la presenza di Idris Elba, lo Stringer Bell di The Wire. Mi sono trovato davanti a una miniserie poliziesca (sono a metà delle 6 puntate previste) inquietante sia per le trame sia – soprattutto – per come è girata. Gli attori sono tutti straordinari e l’accento inglese aggiunge fascino al tutto. Voto: 8

Treme: la nuova fatica del team che ha creato The Wire è ambientata a New Orleans nel dopo-uragano. I protagonisti sono musicisti e altri personaggi che cercano di ricostruire la loro vita. Sono indietro rispetto alla programmazione normale e ancora non sono in grado di esprimere un giudizio completo e motivato, ma le prime impressioni sono più che positive. Voto: 8

Grey’s Anatomy: assolutamente business as usual. Sempre i soliti ritmi, sempre le solite dinamiche, sempre i soliti piacevoli personaggi. Il che non è un male, sia chiaro. Grey’s si candida  per molti versi a diventare il nuovo E.R.,  con una virata verso la soap che quest’ultima aveva preso solo nelle ultime stagioni. Comunque, finché ci saranno Cristina Yang e Callie Torres, per me si può tranquillamente andare avanti. Voto: 7

Private Practice: finalmente lo spinoff di Grey’s Anatomy ha una sua direzione precisa. Che peraltro è simile a quella della serie genitrice. Una soap opera di ambiente medico, in cui i personaggi sono sempre ben scritti e ben recitati. Aggiungeteci una freschezza leggermente maggiore e Kate Walsh, che per me è una delle donne più belle al mondo e capirete che per me siamo di fronte a una serie più che buona. Voto: 7

(ancora una volta grazie a Itasa per l’immagine)

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