Farsi i film: Apple, i Beatles e Lost

La delusione che si legge in giro per la rete per l’annuncio di ieri di Apple, che ha portato i Beatles per la prima volta su un negozio elettronico mi ha fatto ragionare sulla costruzione dell’hype e sulle aspettative che la gente si fa in situazioni come questa. In pratica, costruire l’hype per qualcosa è fare in modo che chi riceve il messaggio si faccia un film. Il problema è che spesso il film che la gente si fa è in molti casi molto più grande, con un cast più ricco, con più effetti speciali e con una trama molto più figa della realtà. E quindi via di servizi cloud, streaming, cura per il cancro e unicorni marchiati Apple. E, quando scopre che la realtà non è il suo film, ci resta male e si sfoga in rete.

E questo mi porta alla seconda parte della mia riflessione: il finale di Lost. Io continuo a non capire come possa non essere piaciuto, ma è evidente che è così. E credo che, in una buona maggioranza dei casi, il motivo per cui il finale di Lost non è piaciuto è proprio per una questione di hype. O meglio delle conseguenze dell’hype: Lost è il perfetto esempio di come si costruisce un hype mostruoso e di come se ne può perdere il controllo. Tutta la serie è basata – tra le altre cose – sulla costruzione di un mondo in cui ci sono eventi specifici che gli hanno dato forma, ma questi eventi non ci vengono quasi mai raccontati direttamente e, quando questo avviene, ci viene raccontata solo una parte, solitamente legata a un personaggio specifico che ha avuto un ruolo in quell’evento (sì, sto pensando a Ben e al massacro della Dharma Initiaive, in particolare). Ci viene mostrato un particolare di un quadro più grande, ma il quadro più grande viene solo accennato. La realtà è che per la trama, quello che ci viene raccontato è la parte importante, visto che ha a che fare con i personaggi, che sono – il finale lo ha reso clamorosamente evidente – il centro e il punto di forza di Lost. Il resto non è fondamentale per quello che ci viene raccontato. Aggiunge fascino e mistero, ma non serve a capire meglio la storia. E qui entra in scena la macchina dell’hype: il pubblico si fa un film per riempire gli spazi. E pretende che il proprio film sia quello che chi ha scritto la storia. Più ci rifletto, più mi accorgo che durante Lost mi sono divertito un sacco a cercare di ricostruire la mitologia del mondo, tra Jacob, la Dharma, gli Altri e i naufraghi, ma questo esercizio, per quanto divertente, è fuorviante rispetto alla storia. Ed è sulla storia (o sulla notizia) che è necessario ragionare e costruirsi un parere, non su quello che costruiamo noi intorno a essa.

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