Colazione da Suzanne

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Questo articolo è comparso su Alias cartaceo e online il 14 luglio 2018.

È mattina presto. Suzanne entra nel diner all’angolo. Si siede al bancone e ordina un caffè, ma il barista le riempie la tazza a metà perché è impegnato a chiacchierare con un’altra cliente. È il 18 novembre, fuori piove e fa freddo. Suzanne prende una copia del New York Post: si parla della morte di William Holden, attore di una certa fama, per una caduta in casa mentre era ubriaco. Suzanne guarda fuori e vede una donna che si sistema le calze e la gonna bagnate. Ripensa a quello che le diceva un suo amico, il fotografo Brian Rose: gli capitava di pensare che a volte osservava la sua vita come da dietro una vetrina, guardando senza esserne parte attiva. Suzanne si guarda intorno, osserva gli avventori. Aggiunge il ricordo di un picnic notturno sui gradini della vicina cattedrale con un suo amico e scrive di quella piccola scena.

Questo è, a grandi linee, ciò che viene raccontato in Tom’s Diner, canzone della cantautrice newyorkese Suzanne Vega – in questi giorni in tour in Italia per promuovere Lover, Beloved: Songs from an Evening with Carson McCullers, il suo ultimo album tratto dalla pièce scritta con Duncan Sheik e dedicata alla scrittrice Usa che, a più di 30 anni di distanza, ha avuto una vita, anzi tante vite, tutte affascinanti. Innanzitutto, il Tom’s Restaurant (non Diner) esiste davvero: è a Manhattan, all’angolo tra Broadway e la 112° strada, non lontano dalla Columbia University e dalla cattedrale di Saint John the Divine, di cui si parla nel testo. È un diner assolutamente ordinario, ma può vantare ben due motivi di fama: oltre alla canzone di Suzanne Vega, è il luogo che compare anche nella sigla in cui fanno colazione i protagonisti di Seinfeld, sitcom di enorme successo andata in onda dal 1989 al 1998. Tom’s Diner apre il secondo album di Suzanne Vega, Solitude Standing, che uscì nel 1987 e che grazie a questa canzone e soprattutto a Luka, successo dalle sonorità pop che parlava di violenza sui bambini, arrivò a vendere 5 milioni di copie. Vega la scrisse a 22 anni, tra l’inverno del 1981 e la primavera del 1982: «Lessi sul giornale che un attore era morto – scrive-. Non l’avevo mai sentito. Pensavo che le persone sono egoiste e saltano le notizie per andare a leggere l’oroscopo, come avevo fatto io. Le campane della cattedrale suonarono, e io immaginai il resto».

La giovane Suzanne era solita mangiare al Tom’s Restaurant da studentessa quando frequentava il Barnard College, dopo essersi diplomata alla High School of Performing Arts (nota per essere l’ambientazione del film e della serie Fame- Saranno famosi). Proprio negli anni dell’università iniziò a esibirsi nei locali del Greenwich Village e a costruire la sua carriera di folksinger che dura tutt’ora. Il testo è un piccolo flusso di coscienza, un monologo interiore che dipinge un momento di vita comune di una mattina a New York, fatto di elementi reali e invenzione poetica. La notizia della morte di William Holden arrivò sui giornali il 18 novembre 1981, una giornata coperta, ma non piovosa, al contrario di quanto raccontato nel testo. I fan indicano questo giorno come Tom’s Diner Day. In origine, Tom’s Diner doveva avere un accompagnamento di pianoforte, ma alla fine il brano rimase a cappella con la voce di Suzanne Vega che quasi sussurra le parole. Una versione strumentale, invece, chiude Solitude Standing.

È un pezzo dalla melodia semplice ma che resta nelle orecchie. Ed è proprio questa una delle ragioni della sua lunga vita. Tutto sommato, si tratta di una canzone «piccola», che racconta poco più di uno spaccato di vita quotidiana di New York. Ma da questo piccolo quadro nascono tante nuove strade. La prima passa dall’Inghilterra nel 1990: due produttori inglesi, Nick Batt e Neal Slateford aggiungono una base elettronica presa da un pezzo dei Soul II Soul alla versione a cappella di Tom’s Diner. La loro grande intuizione è quella di trasformare lo scat che chiude la canzone originale in una specie di ritornello ad alto tasso di memorabilità. I due pubblicano questo remix con lo pseudonimo DNA featuring Suzanne Vega con il titolo di Oh Suzanne. Si tratta di un remix «pirata», realizzato senza l’autorizzazione di Suzanne Vega o della sua casa discografica, che, quindi, potrebbero citare in giudizio i due produttori inglesi. La cantautrice, però, decide di autorizzare questa versione, che otterrà un enorme successo e raggiungerà il numero 1 in classifica in Austria, Germania, Grecia e Svizzera, il secondo in Inghilterra, Irlanda e Olanda, il quinto negli Usa e il nono in Italia. La stessa Vega «adotta» questa versione nei suoi concerti: che la canti a cappella, con la chitarra o con la band al completo, la struttura e le atmosfere sono più vicine a questa versione che all’originale, anche grazie alla partecipazione del pubblico. Tom’s Diner dei DNA è solo il primo di una serie infinita di remix, rifacimenti e cover version: Suzanne Vega racconta che riceveva tante cassette che contenevano versioni «personali» di Tom’s Diner, tanto che nel 1991 esce Tom’s Album, una raccolta di alcune di queste versioni. Ogni autore, ovviamente, mette una parte di sé nella canzone che diventa, per esempio, la base di un rap su una gravidanza indesiderata (Daddy’s Little Girl di Nikki D.), un racconto di un soldato che aspetta l’ordine di attaccare durante l’operazione Desert Shield prima della prima Guerra del Golfo (Waiting at the Border di Beth Watson), una divertente versione ragamuffin del duo giamaicano Michigan and Smiley, o una improvvisazione dei Bingo Hand Job, pseudonimo usato per un concerto dai Rem insieme a Billy Bragg. Negli anni il successo di Tom’s Diner come «generatore» di nuove canzoni non si è esaurito. Il maggior numero di versioni viene dalle scene hip hop e dance, che usano i campionamenti come base per molte delle loro basi: ne esistono versioni di Tupac Shakur e Lil’ Kim, e artisti come Aaliyah, Destiny’s Child, Drake, ma anche una band pop come i Fall Out Boy ne hanno usato parti in loro canzoni. Anche in Italia ci sono esempi di uso e remix di Toms’ Diner: nel 2015 Giorgio Moroder pubblica una versione dance molto anni ’80 cantata da Britney Spears, che diventerà la sua canzone più scaricata. Due anni prima Gemitaiz la campiona in maniera piuttosto creativa per la sua On the Corner. Ma la fama di Tom’s Diner è legata anche alla nascita della rivoluzione digitale che ha travolto il mondo della musica alla fine dello scorso secolo: siamo in Germania nel 1990 e il professor Karlheinz Brandenburg sta sviluppando un algoritmo per diminuire il peso dei file audio senza perdere in qualità, il Mpeg-2 Audio Layer III, che conosciamo come mp3. Brandenburg usò proprio Tom’s Diner per ottimizzare il processo di compressione del suo algoritmo e fare in modo di preservare la qualità e le sfumature della voce di Suzanne Vega, nonostante la «diminuzione di peso» della traccia.

Curiosità: esiste una canzone intitolata moDernisT (anagramma di Tom’s Diner), realizzata da Ray Maguire con tutte le parti audio «eliminate» nel passaggio dal file audio originale all’mp3. Quando ascoltiamo una canzone dal telefono, stiamo ringraziando una cantautrice che raccontò un piccolo momento di vita quotidiana, una mattina in un diner qualsiasi tra Broadway e la 112° strada a New York. Anche se Suzanne Vega è, per citare il testo, «no one I had heard of», «qualcuno che non mai conosciuto».

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