La normalizzazione di un mostro

Iniziamo con il TL;DR d’obbligo. Se l’idea era di rendere un album “brutto sporco e cattivo” qualcosa di pulito e inoffensivo, missione compiuta, altrimenti lo state facendo sbagliato. Il remix di Monster pubblicato nell’edizione celebrativa dei 25 anni dell’album dei R.E.M. trasforma una serie di canzoni registrate con irruenza e pochissimi compromessi in un inoffensivo disco pop-rock lontanissimo dallo spirito originale.

Gli anni del grunge sono appena finiti, Kurt Cobain ha appena deciso di farla finita, gli U2 (che in quel momento si contendono con la band di Athens il titolo di più grande rock band del pianeta) hanno da poco finito di portare in giro per il mondo la loro stazione televisiva, e i R.E.M. decidono di compiere un’operazione simile a quella di Bono e compagni qualche anno prima. I quattro dublinesi avevano deciso di abbattere il loro joshua tree, e Michael Stipe, Mike Mills, Peter Buck e Bill Berry decidono di tirare giù l’insegna della lavanderia che campeggiava sulla copertina di Automatic for the People a suon di chitarre distorte e approccio da garage band. Monster è un album rumoroso, ruvido, sporco, che trasforma in suono l’enorme confusione e spaiamento del periodo. È l’album che riporta i R.E.M. in giro per il mondo, dopo due dischi meravigliosi, che erano stati promossi da due soli concerti, di cui uno registrato per Unplugged di MTV. La potenza sonora di Monster sta anche nel fatto che, per esempio, la voce si perde nella musica e, a volte, funziona come se fosse uno strumento. È un album che non ha una forma precisa, che mostra molto meglio ciò che non vuole essere, cioè non un altro Out of Time o Automatic for the People, rispetto a quello che vuole essere, e che trae da questa mancanza di un’idea centrale la sua forza (so che sembra una contraddizione, ma in questo caso funziona).

Di tutto questo, l’edizione del venticinquennale sembra voler fare a meno. Questa nuova versione remixata da Scott Litt (che aveva prodotto anche l’album originale) riesce a trasformarlo in un piatto, debole, liscio disco normale. Ascoltare per credere:

Nelle interviste di presentazione, Litt spiega che ha deciso di togliere da What’s the Frequency, Kenneth? una sovraincisione di chitarra (un potente accordo suonato con un effetto tremolo, realizzato, pare, in modo un po’ più complicato) dal ritornello della canzone. All’apparenza sembra. Un passaggio minore, ma il risultato è che il brano perde quella ruvidità e quel grit che lo rendevano diverso e più potente. Perde una parte importante della propria anima.

Monster è l’album in cui Michael Stipe fa i conti con la morte di due suoi amici, River Phoenix e Kurt Cobain, e con i suoi sensi di colpa, con una canzone che suona disperata e oscura, suonata con la Fender Jagstang appartenuta proprio a Cobain. Let Me In è una perla assoluta, una delle più belle tra le tante dei R.E.M., e rimane uno dei momenti più emozionanti dell’unica volta che li vidi dal vivo, al Palaeur, proprio nel tour di Monster. Io ci sento il distillato di tutte le emozioni di quei tre-quattro anni in cui tutti noi avevamo vissuto l’esplosione, il trionfo e la caduta del grunge e del suo simbolo. La voce di Stipe si perde nel marasma sonoro e aumenta il senso di smarrimento per quelle morti senza senso. La nuova versione stacca la voce dalla musica, come si fa in ogni canzone pulita e pettinata, e toglie il riff finale di tastiera che, per quanto potesse essere retorico, rendeva completa la canzone.

Tutte le canzoni di Monster subiscono un trattamento simile e immagino che ci sia una ragione precisa dietro questa operazione, ma io, per quanto mi sforzi, non riesco a capirla. Che senso ha prendere un album che ha la sua potenza, la sua particolarità, la sua bellezza proprio nell’essere “non convenzionale” dal punto di vista tecnico e renderlo un comune, liscio, inoffensivo disco rock. Perché è stato necessario normalizzare il mostro?

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